
2007, 250 pp., illustrato, 17x24 cm
ISBN: 88 88461 27 2
Prezzo: Euro 24,80
Carlo
Cresti
Architettura a Firenze tra miti e realtà
dal Tempio di Marte agli inizi del XVII secolo
Mitica è la ricorrente opinione che Firenze sia sempre stata una città progettata da carismatici architetti: prima configurata dai presunti e ‘gotici’ interventi di Arnolfo, poi delineata con caratteri ‘rinascimentali’ dal Brunelleschi o ‘suggerita’ dall'Alberti, nonché improntata a formalismi ‘manieristici’ da Vasari e Buontalenti.
Propenso alla mitizzazione è altresì il comune convincimento che la maggioranza delle chiese e dei palazzi realizzati a Firenze (anche quelli di scarsa qualità), siano, poiché fiorentini, degli episodi esemplari e addirittura dei capolavori inconfutabili. Troppo spesso, nel riassumere vicende, connotati, espressioni e significati di edifici monumentali fiorentini, e nel compendiare la storia della costruzione urbana, sono stati sovrastimati taluni avvenimenti architettonici decisamente marginali, e taluni progettisti che in verità risultano degli onesti comprimari o mestieranti.
Troppo spesso, sull’onda emotiva del fervore celebrativo di ricorrenze centenarie, sono state perseguite divagazioni tematiche rivelatesi delle arbitrarie ‘forzature’ o delle evidenti mistificazioni. A tale proposito appaiono sintomaticamente emblematici i recenti ed enfatici tentativi di fare di Arnolfo un urbanista, di Lorenzo il Magnifico un maitre à penser dell'architettura, e di attribuire a Leon Battista Alberti la paternità mentale di quanto è avvenuto a Firenze, nel Quattrocento, in ambito artistico e architettonico.
Per guardare al di là di infondati ‘miraggi’, il libro di Cresti propone di distinguere i miti e le realtà, evitando superflue incensature, superlativi entusiasmi , idolatrie campanilistiche, abituali orgasmi estetici, consueti clichès encomiastici di cui sono ampiamente infarciti i manuali di storia dell'arte e di storia dell'architettura, nonché le approssimative ‘guide’ per turisti, dispensatrici, gli uni e le altre, di inattendibili attribuzioni e disinvolte investiture demiurgiche.
L’analisi prende avvio, e non poteva essere diversamente, dall'edificio del Battistero, che costituisce l'eminente caposaldo nella duplice valenza di mito e di realtà.
Architettura a Firenze tra miti e realtà
dal Tempio di Marte agli inizi del XVII secolo
Mitica è la ricorrente opinione che Firenze sia sempre stata una città progettata da carismatici architetti: prima configurata dai presunti e ‘gotici’ interventi di Arnolfo, poi delineata con caratteri ‘rinascimentali’ dal Brunelleschi o ‘suggerita’ dall'Alberti, nonché improntata a formalismi ‘manieristici’ da Vasari e Buontalenti.
Propenso alla mitizzazione è altresì il comune convincimento che la maggioranza delle chiese e dei palazzi realizzati a Firenze (anche quelli di scarsa qualità), siano, poiché fiorentini, degli episodi esemplari e addirittura dei capolavori inconfutabili. Troppo spesso, nel riassumere vicende, connotati, espressioni e significati di edifici monumentali fiorentini, e nel compendiare la storia della costruzione urbana, sono stati sovrastimati taluni avvenimenti architettonici decisamente marginali, e taluni progettisti che in verità risultano degli onesti comprimari o mestieranti.
Troppo spesso, sull’onda emotiva del fervore celebrativo di ricorrenze centenarie, sono state perseguite divagazioni tematiche rivelatesi delle arbitrarie ‘forzature’ o delle evidenti mistificazioni. A tale proposito appaiono sintomaticamente emblematici i recenti ed enfatici tentativi di fare di Arnolfo un urbanista, di Lorenzo il Magnifico un maitre à penser dell'architettura, e di attribuire a Leon Battista Alberti la paternità mentale di quanto è avvenuto a Firenze, nel Quattrocento, in ambito artistico e architettonico.
Per guardare al di là di infondati ‘miraggi’, il libro di Cresti propone di distinguere i miti e le realtà, evitando superflue incensature, superlativi entusiasmi , idolatrie campanilistiche, abituali orgasmi estetici, consueti clichès encomiastici di cui sono ampiamente infarciti i manuali di storia dell'arte e di storia dell'architettura, nonché le approssimative ‘guide’ per turisti, dispensatrici, gli uni e le altre, di inattendibili attribuzioni e disinvolte investiture demiurgiche.
L’analisi prende avvio, e non poteva essere diversamente, dall'edificio del Battistero, che costituisce l'eminente caposaldo nella duplice valenza di mito e di realtà.