
2007, 160 pp., 17x24 cm
ISBN: 88 88461 29 9
Prezzo: Euro 19,80
Alle origini del carnevale
Mysteria isiaci e miti cattolici
“Carnevale”, nonostante le sbrigative interpretazioni enciclopediche, rimane per molti una parola misteriosa così come la festa a cui è riferita: perché ci si maschera? Perché si spingono carri allegorici lungo i bordi del mare? Quando ha avuto origine questa festa? Perché essa viene celebrata con tanto ardore nei diversi angoli del mondo?
Giampaolo di Cocco affronta questi interrogativi offrendo spiegazioni approfondite e documentate per ognuno di essi, mostrando tra l’altro come le ideologie politico-religiose dominanti si siano adoperate per nascondere la verità storica del carnevale, giungendo a sostituire con un insieme di regole moralistiche l’antica via iniziatica di conoscenza individuale.
Indice
6 Lettera di Giuseppe Pontiggia
7 Introduzione
11 Capitolo I - La questione etimologica
23 Capitolo II - Il Carnevale, passato, senso, struttura
La divinità del carnevale
Maschere e mysteria del Navigium Isidis
I cortei del Navigium Isidis
Navigium Isidis: il varo
41 Capitolo III - Principio femminile e Principio maschile
Preminenza e tripartizione del Principio femminile
Marduk, Pergamo e “camminare sulle acque”
Princìpi, sesso e famiglia Satanismo del carnevale
53 Capitolo IV - Il calendario delle feste imperiali ed il ‘Navigium Isidis’
La festa delle lampade ardenti
Natalis Invicti
L’anno nuovo, il Navigium Isidis, la Pasqua
65 Capitolo V - Tu una quae es omnia Dea Isis
La frattura cattolica
Iside faraonica, il Trono, la Madonna
Iside ellenistica e imperiale
Iside a Roma
Iside in Germania
97 Capitolo VI - Costantino imperatore, culto solare e fondazione del Cattolicesimo
Religione di Stato
Costantinopoli
Eliogabalo
Aureliano ed il Deus Sol Invictus
L’asino nel culto solare
Decadenza dell’isismo
117 Capitolo VII - Osiride, che è lo stesso Dio
L’equinozio, il Navigium Isidis e la Pasqua
La crocefissione come passaggio iniziatico
Il viaggio nell’anima, la percossa, l’incoronazione
Similitudini e continuità
157 Capitolo VIII - Mater Materia
Introduzione
Un
argomento così esteso, ed antico, come quello introdotto dal
termine “carnevale” può essere trattato sotto almeno
quattro differenti aspetti: quello esoterico, quello religioso,
quello psicologico e quello storico-letterario.
Se una trattazione sufficientemente articolata dell’argomento
necessita indubbiamente della contemporanea esegesi dei quattro
differenti aspetti, una serie di brevi note incentrate
principalmente su di alcune testimonianze storiche, artistiche e
letterarie e su alcuni dei loro riferimenti iconologici può essere
utile come insieme di suggerimenti per più specifiche ed
approfondite ricerche ed è comunque quanto si propone il presente
testo.
Non è infatti intento di questo scritto ripercorrere
approfonditamente tutti i significati del carnevale, che come si
vedrà sono davvero tanti. Si intende piuttosto offrire uno sguardo
d’insieme sulla loro vastità e sulle connessioni a volte
inimmaginabili tra questo termine e l’insieme delle cause
remote che condizionano tutt’oggi la nostra
forma
mentis.
Usi e costumi pratici, psicologici ed ideologici propri della
nostra vita sociale ed individuale risultano infatti determinati
dal rapporto del nostro personale modo di pensare con i dogmi
dell’ideologia dominante, primi fra tutti quelli della
religione cattolica.
Uno sguardo alle origini lontane del carnevale ci permette di
comprendere come la storia delle convinzioni religiose non si sia
sviluppata per salti e rivoluzioni ma abbia proceduto semplicemente
per successive rielaborazioni di un originario nucleo di immagini
simboliche e mitiche, che si riferiscono cioè al racconto
dell’interazione della divinità con le cose del mondo.
In queste rielaborazioni è stato preponderante l’elemento
politico, sempre preoccupato di volgere le varie credenze a
vantaggio dello Stato ed al controllo delle libertà
individuali.
Sarebbe a mio parere un errore, praticato d’altronde da molti
degli esegeti di questo termine che mi hanno preceduto, esaminare
il carnevale da punti di vista particolari, locali e limitati nel
tempo e nello spazio.
Come le pietre lavorate che emergono dal deserto o dai fondali
marini a distanza di chilometri tra di loro rivelano a chi sa
guardare la presenza di una intera città sepolta dalle sabbie, così
questa parola, in fondo abbastanza misteriosa ed enigmatica,
rappresentando ciò che rimane di un culto un tempo assai vivo ed
attivo e che oggi è inglobato in altri riti ed altri miti, rivela
una realtà complessa ed insospettabile; il carnevale si rivela in
quanto chiave di interpretazione delle radici stesse della nostra
cultura moderna.
In altri termini, la parola “carnevale” con
l’insieme di azioni che essa definisce oggi, rappresenta il
rudere di un intero ed antico sistema politico-religioso. Questo
consisteva, ed in parte consiste ancora, di altri elementi
cerimoniali e festivi che sono posti in diretta relazione con il
carnevale ma che vengono celebrati in tempi diversi, formando così
un ritmo annuale, legato sia a ricorrenze storico-politiche che al
cambio delle stagioni ed ai fenomeni
celesti.
Tutto questo
sistema è, come dicevamo, molto antico, ed è stato soggetto a
continui mutamenti nel corso dei secoli. Ma gli elementi principali
ed i significati più profondi, pur inquadrati in
“sfondi” dottrinari diversi, sono riusciti a
sopravvivere.
Il carnevale in quanto festa autonoma è attivo ancora oggi con
tutta la sua forza di suggestione ed i suoi significati vitali;
grazie alla sua potenza evocativa si pone come segnale o parte
emergente di una tradizione simbolica
antichissima.
Varie
culture, in tempi diversi, hanno rielaborato e ridefinito questo
termine, cercando di ricomprenderlo dentro le proprie tradizioni e
necessità socio-politiche.
Ma l’irriducibile essenza del carnevale quale rivelazione
degli aspetti più autentici dell’anima individuale riemerge
costantemente al di là di ogni tentativo di inglobarlo in ritualità
che non lo riguardano.
Il carnevale ha mantenuto parte della propria struttura originaria
ed il suo significato psichico, legato alla maschera, al viaggio
sulle acque ed alla manifestazione gioiosa, ponendosi così come
evento indipendente riguardo ai riti delle culture dominanti.
E’ questa sua intatta funzione originaria di ricongiungimento
con le proprie radici psichiche individuali che fa del carnevale
una festa ed una ricorrenza diversa da tutte le
altre.
Assegnando ai
singoli partecipanti la piena responsabilità individuale
dell’attribuirsi un destino già noto, appunto la
“maschera”1, il
carnevale rende ogni membro della festa più consapevole del ciclo
vita-morte e delle periodiche metamorfosi della
natura.
Il clima della festa del carnevale è pervaso da un fervore
visionario, quasi si fosse in attesa di un sortilegio o di un
cambiamento stupefacente. C’è una grande aspettativa, una
tensione verso l’ineffabile, gioia e senso di
liberazione.
Specialmente in alcune aree geografiche il carnevale, ad onta di
tutti i tentativi di porlo in ridicolo e di un ostentato
atteggiamento dispregiativo nei suoi confronti da parte delle
culture ufficiali, rimane una festa popolare che viene accolta con
grande fervore, anche operativo e creativo da parte di larghi
strati della popolazione.
E’ proprio questo entusiasmo operoso diffuso verso il
carnevale, che si verifica completamente al di fuori di ricorrenze
civili o religiose che ha attratto la mia curiosità, portandomi a
scoprire una trama complessa di significati e rinvii che
trascendono ogni superficiale, parziale e pregiudiziale
interpretazione dell’argomento.
E’ infatti diffusa la tendenza di un accostamento assai
sommario e distratto sia agli elementi che costituiscono la festa
che all’etimo della parola, che impedisce di andare a fondo,
alla ricerca delle origini e cioè del senso reale, di ciò che rende
ancora viva ed attuale questa straordinaria festa.
A dire il vero, via via che mi addentravo nel dedalo di rinvii ed
argomenti cui il termine rimanda, mi rendevo conto di come
imprecisioni, parzialità e pregiudizi da parte di vari ricercatori,
difficilmente potevano essere casuali. Esse infatti dovevano essere
motivate, almeno in parte, dalla volontà di interrompere la catena
dei rinvii, prima che questi conducessero ad una verità storica ben
diversa da quella che viene trasmessa ufficialmente.
Si trattava quindi di occultare una visione del mondo
“scomoda” od “inutile” per
l’ideologia dominante, quella visione cioè che previlegia
l’ascolto e l’accoglienza. Sono infatti queste le
componenti significative dell’originaria cerimonia del
carnevale. Nella sua storia incontriamo una divinità monoteistica
femminile, regina ed essenza dell’universo, volta al soccorso
ed alla compassione.
Noi siamo abituati a ritenere positiva e giusta la figura di un
maschio dominante e vincente, la cui sublimazione avviene,
eventualmente, con lo sviluppo della logica e delle facoltà dello
spirito. Il nostro moderno modo di pensare non previlegia certo la
passività, la ricezione dell’altro da sé, come atteggiamenti
da incoraggiare e diffondere. L’amore, anche se ne parliamo
spesso, gode all’interno della nostra cultura di un certo
discredito; per usare un luogo comune lo si direbbe “una cosa
da donne”, ovvero di livello secondario, non
importante.
Parlare delle origini del carnevale vuol dire invece incontrare il
Principio femminile che deriva il proprio potere dal possesso della
calma dell’anima, dall’atteggiamento ricettivo e
passivo, vuol dire incontrare Iside.
Giampaolo Di
Cocco
Giampaolo di Cocco (Firenze 1947)
ha vissuto e lavorato a lungo in Francia, nella regione di
Marsiglia, e in Germania, soprattutto a Colonia e Berlino.
Nel 1977 fonda con Luciano Caruso la rivista Abaco tuttora in
attività; ha collaborato con vari periodici, tra cui Alphabeta
diretta da Umberto Eco, pubblicando una intervista a Bruno Zevi; e
inoltre Amica, Corriere Medico (interviste a Renzo Piano e Paolo
Portoghesi), Quaderni della Fondation Cartier, vari periodici degli
Ordini Professionali degli Ingegneri e Architetti di Firenze e
Verona, eccetera.
Tra le numerose pubblicazioni, ricordiamo nel 1999 il
libro-catalogo Journal, presentato da David Galloway; nel 2001 Il
Galateo dell’Artista principiante, presentato da Giuseppe
Pontiggia con il quale intrattiene un epistolario protrattosi per
dodici anni e nel 2004 Spazi colorati in Occidente-Note a proposito
di una parabola discendente, presentato da Aldo Colonetti.
Di Cocco si occupa di varie discipline (letteratura, arti visive,
architettura), nella convinzione che un percorso di conoscenza sia,
nel presente momento storico, necessariamente trasversale,
metaforico e polimorfo.
Così di Cocco è attivo anche nell’esperimentare la
interazione tra arte e architettura, collocando installazioni
permanenti in spazi pubblici in tutta Europa, da Marsiglia a
Gibellina, Duisburg, Colonia, Skagen (DK), Follonica, Berlino,
Firenze eccetera.
Attualmente è impegnato in Toscana nella realizzazione di opere
integrate con l’architettura a Barberino di Mugello e Signa
(FI) e nella realizzazione del Piano del Colore di Loro (AR).
Importanti articoli sul lavoro del di Cocco compaiono su riviste
specializzate come Domus, Abitare, Ottagono ecc., oltre che sulla
stampa periodica e quotidiana. Hanno scritto di lui, tra gli altri,
Gillo Dorfles, Pierre Restany, Omar Calabrese, Attilio Stocchi,
Giorgio Di Genova.