
Anno/Year 2025
118 pagine/pages
50 illustrazioni/illustrations.
13x20 cm.
ISBN 978-88-3384-255-4
€15.00
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Il Porcellino di bronzo
“Viaggiare è vivere”, diceva Hans Christian Andersen. Ipersensibile e tormentato, segnato da un’infanzia di miseria e umiliazioni, la sua immaginazione, l’ambizione e il sostegno di benefattori gli permisero di studiare e viaggiare. Il primo viaggio in Italia, nel 1833, da Genova a Roma, e a Firenze, fu fondamentale per lui che si immerse nella ricchezza artistica e paesaggistica del paese. A Firenze, il “Porcellino di bronzo” gli ispirò una fiaba, simbolo del suo legame con la città. Qui rimase incantato dalle statue degli Uffizi, di cui già il suo amato Heine gli aveva parlato, in particolare dalla “Venere dei Medici”, a cui dedicò i suoi versi. In Santa Croce ulteriore fonte di ispirazione furono le tombe di Michelangelo, Dante e Galileo. Tornò a Firenze nel 1834, incontrandovi Vieusseux e scultori di fama. L’Italia, con Roma e Napoli, il Vesuvio e la natura mediterranea, suscitarono in lui le emozioni profonde che costituirono fondamento del romanzo L’improvvisatore. Nonostante le incessanti critiche nel suo paese, in un alternarsi di delusioni e successi, stava intanto dilagando la fama per le sue fiabe, e continuava a trovare nella scrittura e nei viaggi rifugio e fonte di gioia. Nel 1861, dopo l’incontro a Roma con Elisabeth Barrett Browning che a lui volle dedicare, a sua insaputa, una poesia a chiusura della sua ultima raccolta, Andersen tornò per l’ultima volta in una Firenze profondamente cambiata, specchio dell’Italia unita. Il suo sogno intanto stava per diventare realtà: nel 1867 si realizzò l’antica profezia fatta a sua madre quando era bambino: fu celebrato con grande onore a Odense, la sua città natale che tanto lo aveva fatto soffrire. Morì nel 1875, in casa di amici, come sempre. Ma sul suo comodino il biglietto che, per superstizione, lasciava sempre in vista: “Non sono morto davvero”. Ed è così: Andersen non è morto davvero.
Nella città di Firenze, non lontano da Piazza del Granduca, si trova una traversa che credo si chiami Porta Rossa; qui, davanti a una bancarella di verdura, sta un porcellino di bronzo, di bella fattura…
“Prima di allora non avevo occhio né sensibilità per la scultura, in patria non ne avevo mai vista quasi per niente e a Parigi, come la maggior parte delle persone, mi ero limitato a guardarla di passaggio; nessun dipinto mi aveva ancora davvero entusiasmato; fu a Firenze, durante le visite alle splendide gallerie, alle chiese e tra i monumenti e le bellezze artistiche, che d’improvviso si svegliò la mia sensibilità per l’arte”.
H.C. Andersen
Nicoletta Manetti dopo aver svolto per ventisette anni la professione di avvocato, si è dedicata totalmente alla scrittura. Oltre a pubblicazioni in antologie (come La scia nera a cura di Marco Vichi per TEA); ha curato l’antologia Le sconfinate - da Antigone ad Amy Winehouse (Carmignani, 2022) e Le immaginate (Il Foglio Letterario, 2023). Ha pubblicato articoli in varie riviste tra cui “L’Area di Broca” a cura di Mariella Bettarini, la rivista on-line “La Recherche”, sul sito www.poetipoesia.com, “Toscana Nuova” e l’“Antologia Vieusseux” di Firenze. Con l’editore Angelo Pontecorboli ha pubblicato: Anja e Dostoevskij a Firenze nel 2022, D.H. Lawrence e Frieda a Firenze - L’amante di Lady Chatterley nel 2023 e Gertrude Stein e Alice B. Toklas a Firenze nel 2024. La biografia Mamma Ada, nel 2024, per il “Mama Ada Center” in India. Il romanzo storico Io, Beatrice Cenci - una ragazza romana, 2024, è tra i vincitori del premio Città di Firenze 2024. Nel 2025 ha pubblicato Hans Christian Andersen a Firenze.