
Anno/Year 2026
154 pagine/pages
50 illustrazioni/illustrations.
13x20 cm.
ISBN 978-88-3384-267-7
€17.80
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Roberto Mosi
I Demidoff e Matilde Bonaparte a Firenze
I geniali fabbri russi, principi di San Donato
Tra i molti visitatori che nell’Ottocento giunsero a Firenze e decisero di fermarsi, vi è Nicola Demidoff capostipite di una famiglia di ricchi proprietari di miniere e di fabbriche in Russia, che Lenin chiamò geniali fabbri russi. Arrivò nel 1822 in Toscana, regione celebre per la ricchezza dei beni culturali, per il buon clima, per il saggio e illuminato governo del granduca Leopoldo II. Seguendo la tradizione delle origini familiari, Nicola promosse varie iniziative sociali come la creazione dell’Istituto Demidoff, dedicato all’educazione dei fanciulli poveri, interventi nel campo del collezionismo d’arte e dell’architettura. Iniziò in un’area povera di Firenze, San Donato in Polverosa, la costruzione di una villa dalle eleganti forme neoclassiche, di una tale bellezza da essere segnalata come la seconda reggia della città, dopo Palazzo Pitti. Il figlio Anatolio continuò l’opera del padre, fu un esploratore e studioso delle più lontane terre russe, un fervido cultore del mito di Napoleone, fu nominato da Leopoldo II principe di San Donato. Celebre il tempestoso e breve matrimonio con Matilde Bonaparte, nipote dell’imperatore, giunta nel 1831 a Firenze con il padre Girolamo Bonaparte. Matilde nella città coltiva lo studio della pittura, frequenta i luoghi d’arte e celebri salotti fiorentini animati da fervidi seguaci della causa risorgimentale, si forma un bagaglio di conoscenze e di passioni che sarà per lei prezioso in Francia, dove fugge nel 1846 con l’amante. Si afferma a Parigi come pittrice, dà vita ad un famoso salotto frequentato dai più celebri artisti e scrittori, fra i quali Marcel Proust, conquista una tale supremazia nel mondo delle arti del Secondo Impero da essere riconosciuta come Notre-Dame des Arts. L’autore segue la parabola dei protagonisti fino alla dispersione finale dei beni e del potere delle famiglie, Demidoff e Bonaparte: il simbolo di questo processo è rappresentato dalla rovina della villa di San Donato in Polverosa, il castello incantato investito dalle trasformazioni urbane degli ultimi tempi.
Dopo il breve e tempestoso matrimonio con Anatolio Demidoff, il ricchissimo erede della fortuna della famiglia russa – che Lenin dirà composta da geniali fabbri russi – Matilde Bonaparte, nipote di Napoleone, fugge nel 1846 da Firenze per raggiungere Parigi, portando con sé i favolosi gioielli di famiglia, fra i quali la celebre collana di sette fili di perle. Lascia a Firenze la splendida villa di San Donato, una “reggia” ricca di opere d’arte, di giardini, di grotte, di acque, costruita dai Demidoff grazie alle fortune accumulate con le miniere e le officine che possedevano in Russia. Nell’epoca del Secondo Impero Matilde dà vita a Parigi ad un celebre salotto frequentato da artisti e scrittori, fra i quali Marcel Proust, riprende l’attività iniziata a Firenze, frequenta ed espone con successo i suoi quadri ai Salon, conquista negli anni la città. Rivela in pieno il talento artistico e l’abilità nei rapporti sociali che aveva appreso ed affinato nei primi passi compiuti a Firenze. Le viene riconosciuto in Francia un ruolo di supremazia nel campo delle arti, di guida, consacrato dall’appellativo di Notre-Dame des Arts.
Roberto Mosi vive a Firenze, è stato dirigente per la Cultura alla Regione Toscana, si interessa di letteratura e fotografia. Ha pubblicato i romanzi Non oltrepassare la linea gialla (Europa Edizioni 2014) ed Esercizi di volo (Europa Edizioni 2016; premiato al concorso Casentino 2017). Ha pubblicato i romanzi storici: Elisa Baciocchi e il fratello Napoleone (Il Foglio, 2013), Ogni sera Dante ritorna a casa. Sette passeggiate con il poeta (Il Foglio 2021), Barbari. Dalle Steppe a Florentia alla porta contra aquilonem (Masso delle Fate 2022). Per la poesia, Itinera (Masso delle Fate 2007), Poesie 2009-2016 (Ladolfi 2016), Eratoterapia (Ladolfi 2017), Navicello Etrusco (Il Foglio 2018), Orfeo in Fonte Santa (Ladolfi 2019), Sinfonia per San Salvi (Il Foglio 2020), Promethéus. Il dono del fuoco (Ladolfi 2021), Amo le parole. Poesie 2017-2023 (Ladolfi 2022). Queste opere poetiche hanno ricevuto vari riconoscimenti; l’ultimo per Il profumo dell’iris (Gazebo 2018): Premio speciale in Memoria di Duccia Camiciotti, Città di Montevarchi (2022). L’autore ha realizzato mostre di fotografia presso biblioteche, caffè letterari e, in particolare, presso il Circolo degli Artisti “Casa di Dante”. La rassegna delle ultime mostre è riportata nell’e-book Firenze, foto grafie (LaRecherche, n. 180). Roberto Mosi è presidente dell’Associazione Testimonianze, che pubblica l’omonima rivista, fondata da Ernesto Balducci. Collabora alla rivista diretta da Mariella Bettarini L’area di Broca. Cura i blog: wwww.robertomosi.it e www.poesia3002.blogspot.it