Firenze e le sue acque

Anno/Year 2023
130 pagine/pages
110 illustrazioni/illustrations.
17x24 cm.
ISBN 978-88-3384-170-0
22.00





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Massimo Coli
Giovanni Pranzini

Firenze e le sue acque

Il libro tratta dell’acqua nella città di Firenze da tutti i punti di vista: disponibilità nel corso dei secoli, qualità, usi, acquedotti. Viene descritto l’ambiente naturale e le trasformazioni antropiche del territorio, in particolare le variazioni storiche del reticolo idrografico. Sono presentati il regime pluviometrico, l’andamento delle precipitazioni dal 1822 al 2022, le alluvioni di Firenze.
Sono poi considerati i diversi usi dell’acqua, da quelli ormai abbandonati (ad es. la forza motrice dei mulini e delle gualchiere, la fluitazione del legname per l’Arno), fino all’attuale uso potabile, prima con i pozzi e le sorgenti, poi con il prelievo e il trattamento dell’acqua dell’Arno.
L’ultima sezione riguarda gli acquedotti, da quello romano agli acquedotti della Firenze Granducale, ai diversi progetti di acquedotti per portare a Firenze acqua di buona qualità da lontano, tutti abortiti, fino all’attuale sistema di approvvigionamento potabile della città.

Firenze è nata in prossimità dell’Arno, ma allora il fiume era ben diverso dall’attuale: la piana di Firenze era in gran parte paludosa e l’Arno scorreva in un ampio alveo di piena, con meandri, isole e barre fluviali. Florentia è sorta su una di queste barre. La situazione morfologica naturale del territorio è stata profondamente modificata nel corso dei secoli, prima dagli Etruschi, poi dai Romani e dai Medici-Lorena. Le aree paludose sono state bonificate, l’Arno rettificato e ristretto fra argini via via più alti per contenere l’acqua che era prima libera di divagare. Quasi tutti i corsi d’acqua che confluivano in Arno hanno subìto deviazioni e tombamenti.
Un capitolo del libro tratta delle precipitazioni meteoriche sulla città; un altro del rischio alluvionale.
Un’ampia parte riguarda gli usi e la gestione delle acque nel corso dei secoli: dalla navigazione sull’Arno, allo sfruttamento della forza motrice della corrente fluviale per mulini e gualchiere, ai bagni pubblici, le ghiacciaie, le gore, le fognature.
L’ultimo capitolo fa la storia dell’approvvigionamento idrico della città, a partire dall’acquedotto romano del I-II sec. d.C. Dopo il suo abbandono negli anni di declino della città, i pozzi hanno rappresentato la principale risorsa idrica di Firenze per molti secoli. Ma l’acqua dei pozzi è stata spesso causa di epidemie di tifo e di colera. Sono stati i Medici e poi i Lorena a portare alla città le acque buone delle sorgenti delle colline circostanti. Nel XX secolo l’acquedotto fiorentino ha iniziato a potabilizzare l’acqua dell’Arno, mentre i pozzi davano ancora un buon contributo; finché, a partire dagli anni Ottanta, l’acqua dei pozzi è risultata inquinata da nitrati e da solventi clorurati e quasi tutti i pozzi sono stati via via abbandonati. Attualmente, gli impianti di potabilizzazione di Anconella e Mantignano forniscono quasi tutta l’acqua distribuita dall’acquedotto fiorentino. Ma è l’invaso di Bilancino, completato nel 1999, che con i rilasci programmati nella Sieve garantisce all’Arno la portata necessaria per i prelievi dell’acquedotto.
 

 






Massimo Coli, nato a Firenze nel 1952 si è diplomato presso il Liceo Scientifico Leonardo da Vinci di Firenze nel 1971 e laureato in Scienze Geologiche presso l’Università di Firenze nel 1976, dove è stato professore associato di Geologia Strutturale. Ha insegnato Geologia Strutturale, Rilevamento Geologico, Geologia del Sottosuolo, Geologia delle Risorse Lapidee; in quiescenza dal 2022 è ora professore a contratto di Geologia delle Risorse Lapidee. Ha svolto ricerche e consulenze in geologia strutturale, geologia per grandi opere di ingegneria civile, geologia mineraria. Ha pubblicato circa 300 contributi su riviste nazionali ed internazionali e partecipato a oltre 170 congressi, nazionali ed internazionali, ed a oltre 80 visite tecniche in 54 paesi. Si occupa da sempre di geologia fiorentina, in particolare riguardo a evoluzione del territorio fiorentino, assetto del sottosuolo, problematiche sismiche, di pianificazione territoriale e grandi interventi infrastrutturali. Lavora anche attivamente su progetti di conservazione dei grandi complessi architettonico-monumentali di Firenze.

 


Giovanni Pranzini è nato a Firenze nel 1939, si è diplomato presso il Liceo Classico Galileo di Firenze nel 1958, laureato in Scienze Geologiche presso l’Università di Firenze nel 1963. Presso la stessa Università ha iniziato come assistente volontario, mentre insegnava Matematica presso l’Istituto Tecnico Industriale Leonardo Da Vinci di Firenze, per poi diventare prima professore associato e poi professore ordinario di Geologia Applicata; in quiescenza dal 2011. Ha svolto ricerche in Sedimentologia e Neotettonica prima di dedicarsi completamente alla Idrogeologia: in questo campo ha svolto studi su ricerca e gestione delle risorse idriche sotterranee, intrusione dell’acqua marina, idrogeologia carsica, sorgenti, inquinamento e salvaguardia dall’inquinamento delle acque di falda. I risultati sono in oltre 200 pubblicazioni su riviste scientifiche e tre libri. Il sottosuolo di Firenze e la sua falda sono state oggetto di più ricerche, finalizzate alla ricostruzione geologica del sottosuolo fiorentino, all’analisi dell’evoluzione della piezometria e quindi dell’entità della risorsa sotterranea a partire dal 1968, alla definizione dei rapporti della falda con l’Arno, alla determinazione della qualità dell’acqua sotterranea in funzione della vulnerabilità dell’acquifero e delle fonti dell’inquinamento.