La Goliardia in Toscana dal XIX al XX secolo Editamus igitur

Anno/Year 2012
110 pagine/pages
illustrato/illustrated
14,8x21 cm.
ISBN 978 88 97080 35 0
12.00



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La Goliardia in Toscana dal XIX al XX secolo: Editamus igitur

Se da un lato potrebbe sembrare strano che una biblioteca storica di origine settecentesca apra le sue porte per ospitare una mostra sulla Goliardia, su quanto di più ‘irriverente’ e ‘dissacrante’ si lega al mondo universitario, dall’altro proprio perché da sempre la Marucelliana si è offerta agli studenti quale importante punto di ritrovo e di studio, crocevia di giovani menti applicate ai più diversi indirizzi (e ben prima della nascita delle attuali moderne biblioteche universitarie), non appaia disdicevole che si conceda il lusso ed il piacere di documentare, con ‘sottile’ divertimento, quanto la Goliardia abbia connotato la vita cittadina fiorentina e non, e quanto si sia prodotto editorialmente parlando sotto l’egida di Bacco, Tabacco e Venere. Del resto fu proprio grazie ad alcuni letterati e professori fiorentini che sul finire dell’Ottocento, quando ancora Firenze non poteva fregiarsi di una vera Università, istituita ufficialmente solo nel 1924, pur possedendo l’allora eccellente e prestigioso Istituto di Studi Superiori, fu recuperato e riportato in auge il mito goliardico. Richiamandosi e ricollegando la loro esperienza di studio e di vita a quella degli antichi studenti, suggestionati dal fascino di quel mondo medievale tanto caro alle intelligenze romantiche, fondarono infatti la rivista “I Nuovi Goliardi” tentando di darne una definizione significativa e pregnante, legando ad esso indissolubilmente il concetto di eterna, spensierata, scanzonata giovinezza. E fra questi Guido Biagi, noto e caro ai bibliotecari non solo quale caporedattore de “Il Giornale per i bambini”, dove per la prima volta venne pubblicata a puntate.
La storia di un burattino ovvero il Pinocchio di Collodi, ma perché futuro prestigioso direttore della Biblioteca Marucelliana dal 1886 al 1891 prima di divenire capogabinetto di Ferdinando Martini, ministro della Pubblica Istruzione. Ugualmente il giovane Carducci, studente a Pisa poi illustre professore dell’ateneo bolognese, non disdegnò di offrire la sua poesia all’ambiente goliardico che contraddistingueva il Caffè dell’Ussero a Pisa, al pari di Giusti e di Fucini come quest’ultimo narra descrivendo nelle sue memorie gli anni trascorsi nella città pisana.
Contrariamente dunque a quanto si possa pensare la divertente vita goliardica, intesa in senso lato, affonda le sue radici in precedenti di tutto rispetto: e se, come dicevamo, all’Ottocento si deve la nascita del falso mito medievale del goliardo, con i continui richiami ad Abelardo ed al suo ‘scandaloso’ amore per Eloisa, ai Clerici Vagantes, ai Carmina Burana, indubbiamente nel corso dei secoli si connotarono di accenti goliardici, legati agli irrefrenabili fremiti giovanili, i più diversi ambienti. Fra questi non ultime le Accademie che a partire dal Cinquecento, pur sottoponendo i loro adepti ad ossequiose e paludate lezioni di retorica, celavano talvolta al loro interno dissacranti episodi di rappresentazioni teatrali, magistrali ‘bufale’, ardite elegie, feroci satire su questo o quel personaggio, licenziose battute. A ben vedere anche la prima certa rappresentazione de Il convitato di Pietra ovvero del famoso Don Giovanni, avvenuta ad opera del drammaturgo fiorentino Giacinto Andrea Cicognini, può in un certo qual modo ritenersi avvenuta in ambito universitario-goliardico se si considera attentamente una lettera del padre del drammaturgo, Iacopo. Egli infatti, scrivendo nel lontano marzo del 1632 al segretario granducale Andrea Cioli, si raccomandava che il figlio venisse convinto a desistere, a non allestire la rappresentazione in Sapienza, a Pisa, dove il giovane aveva studiato legge, dove si era addottorato solo qualche anno prima in utroque iure e dove avrebbe voluto rimanere a lungo per potersi dedicare, finalmente allontanandosi dagli studi giuridici impostigli dal padre, allo studio della matematica, per poter insomma «ex toto corde attendere alla matematiche fatiche» sotto la guida del grande Galileo.
Questa la legittima motivazione che, benché possa suonare come excusatio non petita (e quindi accusatio manifesta), ha condotto, pur senza risalire ad episodi tanto remoti, una volta definito.
Il tema della Mostra, a ricercare gli antecedenti del fenomeno, esploso nella sua pienezza intorno alla metà del Novecento e più esattamente nel periodo ante e post guerra; antecedenti che abbiamo voluto in qualche modo brevemente mostrare e sottolineare nelle prime vetrine dell’esposizione. Necessaria premessa per contestualizzare storicamente e scientificamente il concretizzarsi di un pensiero e di un modo d’essere, di una ‘volontà’ fortemente perseguita che se pur sfuggevole e proteiforme, ha lasciato tracce che permettono di illustrarne gli aspetti ed i tratti pertinenti; non ultimo quello che ne fa innegabilmente un appannaggio esclusivamente maschile, un vanto direi dichiaratamente ‘maschilista’, dal momento che le fanciulle, a cui spesso si inneggia, erano, come dice la nota canzone, accolte dai goliardi sui banchi universitari non certo per le loro doti intellettuali quanto per la loro avvenenza e per poter liberamente con loro amoreggiare: oggetto di desiderio, richiamo di eterna giovinezza.
Ecco allora spiegati i richiami ai caffè che ospitarono i giovani studenti dal pisano Caffè dell’Ussero, al padovano Pedrocchi, al veneziano Florian, ecco le memorie dei giovani universitari pisani e senesi che presero parte alle battaglie di Curtatone e Montanara e che anche in quel tragico frangente non dimenticarono lo spirito irriverente; ecco gli studenti del GUF, i Gruppi Universitari Fascisti, che il regime tentava di tenere in qualche modo a bada e di irreggimentare; ecco gli studenti del dopoguerra, le loro feste, le loro rappresentazioni teatrali, le famose operette, i loro numeri unici, sagaci e dissacranti, che giungono fino ad oggi; ecco gli ordini goliardici fiorentini come il Supremo Ordine di San Salvi o l’Ordine della Vacca Stupefatta, il P.O.D.V.S… Ed ecco anche gli oggetti cari a quel mondo, le patacche, i ‘papiri’ (sorta di lasciapassare necessario un tempo soprattutto per le ragazze che spesso incappavano in scherzi non troppo simpatici), ecco i ‘goliardi’, i divertenti cappelli, oggi poco diffusi, ma un tempo indispensabili ed esibiti con vanto, ricchi di decorazioni, di storie personali e di umane vicende, colorati a seconda della facoltà di appartenenza… Fra questi, e qui mi si permetta una digressione personale, oltre a quelli dell’ architetto Carlo Cresti, del professore Carlo Ambrogi Lorenzini, dell’avvocato Paolo Luti, anche quello rosso, di Medicina, appartenuto a mio padre, classe ’22, sul quale spiccano cuciti con mani esperte, da chirurgo, ricordi di vita, dai proiettili. 
Alla sconcertante mandibola umana (ricordo indelebile dell’esame di Anatomia?, che ne fanno un testimone di quel modus vivendi che gli studenti dei periodi successivi, me compresa, non hanno conosciuto (o almeno così fortemente sentito e vissuto)... ‘goliardo’ e che io vorrei idealmente passare a mia figlia Ludovica che dice di voler seguire le orme di un nonno purtroppo mai conosciuto, affinché l’accompagni la stessa gioiosa spensieratezza che questa Mostra vuole documentare e tramandare.
Silvia Castelli

 

Sommario

5 Presentazione di Guglielmo Bartoletti
7 Introduzione di Silvia Castelli
11 Il falso mito medievale ottocentesco, Isabella Bigazzi
21 Quando Goliardia era sinonimo di gagliardia, Carlo Cresti
25 Ricordando il Gaudeamus, Carlo Ambrogi Lorenzini
33 Intervista a Patrizio Menchi, Isabella Bigazzi
39 Per una breve storia della Goliardia fiorentina. Riviste, numeri unici e vita universitaria da “I Nuovi Goliardi” al Sessantotto, Giovanna Lambroni
49 Ragioni di una Mostra, Federico Luti
Catalogo: sezioni della Mostra
53 I. Alle origini della Goliardia: Studenti e poeti al Caffè dell’Ussero.
57 II. Il Fascino del Medioevo
61 III. La Goliardia fiorentina: Il Reale Istituto
di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento e “I Nuovi Goliardi”
65 IV. La Goliardia fiorentina: L’Università degli Studi e il fascismo
69 V. La Goliardia Fiorentina: Il dopoguerra e la rinascita degli Ordini goliardici
73 VI. Feste goliardiche
77 VII. Teatro goliardico
81 VIII. Canti dei goliardi
85 IX. Riviste e numeri unici della Toscana
87 Regesto delle riviste studentesche fiorentine alla Marucelliana Giovanna Lambroni
99 Breve bibliografia ragionata Schede di Edoardo Adacher
105 Bibliografia