Umanesimo e cultura ebraica  nel Rinascimento italiano

Anno/Year 2016
202 pagine/pages
1 illustrazioni/illustrations.
15x21 cm.
ISBN 978-88-99695-40-8
20.00



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Umanesimo e cultura ebraica nel Rinascimento italiano
Convegno internazionale di studi ISI Florence Palazzo Rucellai, Firenze, 10 marzo 2016

a cura di
Stefano U. Baldassarri – Fabrizio Lelli

 

Per mettere alla prova la veridicità dell’etichetta “Rinascimento italiano” può essere utile l’analisi di elementi che contribuirono dall’esterno al rinnovamento intellettuale avvenuto nella nostra penisola all’inizio dell’età moderna; si tratta di fattori culturali che apparentemente esulano dal contesto erudito considerato centrale per gli interessi del periodo in esame. In effetti, le discipline studiate dai dotti italiani del ’400 e ’500 non si differenziarono molto da quelle dei loro predecessori. È vero che mutarono alcune metodologie di ricerca, così come alcuni degli orientamenti speculativi e scientifici, ma le basi di tali cambiamenti erano sensibili già prima del XV secolo.
In quest’ottica l’apporto del giudaismo può divenire una “cartina di tornasole” del grado di rinnovamento intellettuale all’interno della società italiana quattro-cinquecentesca. Pur essendo stata sempre minoritaria, fin dall’antichità la componente ebraica nella penisola italiana è stata attiva nelle mediazioni tra culture diverse, impegnata nella ricerca costante di un dialogo o di un equilibrio con la maggioranza: da un lato opera sapientemente per mantenersi nel solco della tradizione, dall’altro adotta temi e strutture mentali esterne per restare al passo con i tempi.

Indice

  7 Prefazione
11 Gli autori dei saggi

15 Emma Abate - Maurizio Mottolese - La qabbalah in volgare:
manoscritti dall’atelier di Egidio da Viterbo

41 Stefano U. Baldassarri
Apologetica e dissimulazione nell’Adversus Iudaeos et gentes di Giannozzo Manetti

59 Guido Bartolucci
“Hebraeus semper fidus”. David de’ Pomis e l’apologia dell’ebraismo tra volgare e latino

91 Saverio Campanini
“Elchana Hebraeorum doctor et cabalista”. Le avventure di un libro e dei suoi lettori

115 Rita Comanducci
Il fascino della ‘risonanza’: Viaggio di un’idea tra scienza, platonismo e qabbalah

147 Fabrizio Lelli
Circolazione di materiali ebraici
ed arti visive nell’Italia rinascimentale

161 Vito Andrea Mariggiò
Le machbarot di ‘Immanu’el Romano
e la circolazione dei testi nell’Italia del Trecento

181 Brian Ogren
Leone Ebreo on prisca sapientia: Jewish Wisdom and the Textual Transmission of Knowledge

 

Gli autori

Emma Abate ha conseguito il dottorato di ricerca in “Ebraico” (“Sapienza” Università di Roma, 2006) e in “Langues, Littératures et Civilisations Juives” e “Scienze Religiose” (EPHE, Parigi-SAS, Modena, 2010). Attualmente è “postdoc” dell’École Pratique des Hautes Études (EPHE, Parigi) e coordinatore scientifico del progetto europeo Books within Books: Hebrew Fragments in European Libraries (BwB). Le sue ricerche comprendono lo studio di manoscritti ebraici medievali e, in particolare, della tradizione magica e cabbalistica. Attualmente si occupa della ricostruzione della biblioteca ebraica del cabbalista cristiano Egidio da Viterbo (1469-1532). Tra le sue pubblicazioni si ricordano la recente monografia Sigillare il mondo. Amuleti e ricette dalla Genizah (Officina di Studi Medievali, Palermo 2015) e diversi saggi, tra cui Filologia e Qabbalah. La collezione ebraica di Egidio da Viterbo alla biblioteca Angelica di Roma («Archivio italiano per la storia della pietà», 26, 2014); Les manuscrits hébreux de la Biblioteca Angelica à Rome: vers un nouveau catalogue, in J. Olszowy-Schlanger - N. De Lange (a cura di), Manuscrits hébreux et arabes. Mélange en l’honneur de Colette Sirat, Brepols, Turnhout 2014.

Stefano U. Baldassarri si è laureato a Firenze in “Filologia umanistica” nel 1993 e ha conseguito un Ph.D. in “Italianistica” presso la Yale University nel 1999, prima di lavorare come professore di letteratura italiana all’International Studies Institute (ISI Florence) per vari anni, diventando in seguito direttore dell’istituto. Fra i suoi principali interessi scientifici figurano la filologia, la teoria e prassi della traduzione, la letteratura classica, del Medio evo e del Rinascimento. È autore di numerosi saggi apparsi su riviste quali Archivio Storico Italiano, Interpres, Rinascimento e Modern Language Notes. Ha curato edizioni critiche e traduzioni – sia in italiano sia in inglese – di varie opere umanistiche (perlopiù testi latini di Bruni, Loschi, Manetti e Salutati). Il suo ultimo volume è La vipera e il giglio. Lo scontro tra Mi lano e Firenze nelle invettive di Antonio Loschi e Coluccio Salutati, Aracne, Roma 2012.

Guido Bartolucci ha conseguito il dottorato in “Studi Religiosi: Scienze Sociali e Studi Storici delle Religioni” presso l’Università di Bologna (2004). Attualmente è ricercatore di “Storia moderna” presso l’Università della Calabria. Si occupa principalmente dell’interesse cristiano per la tradizione ebraica tra il XV e il XVII secolo e dell’influenza della tradizione politica ebraica sul pensiero cristiano, in particolare nel dibattito tra calvinisti e luterani nell’Europa del Seicento. Tra le sue pubblicazioni, menzioniamo: La repubblica ebraica di Carlo Sigonio. Modelli politici dell’età moderna, Olschki, Firenze 2007; Venezia nel pensiero politico ebraico rinascimentale: Un testo ritrovato di David de’ Pomis, «Rinascimento», s. II, 44 (2004), pp. 225-247; Il De Christiana religione di Marsilio Ficino e le ‘prime traduzioni’ di Flavio Mitridate, «Rinascimento», s. II, 46 (2007), pp. 345-355; The De republica Hebraeorum of Carlo Sigonio: a re-evaluation, «Hebraic Political Studies»,
(2008), pp. 19-59; Marsilio Ficino e le origini della Cabala Cristiana, in Giovanni Pico e la Cabbalà, a cura di F. Lelli, Olschki, Firenze 2014, pp. 47-67.

Saverio Campanini ha compiuto i suoi studi a Bologna, Venezia e Oxford; è professore di ebraico presso il dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna (sede di Ravenna). La sua ricerca si concentra sulla storia della mistica ebraica, il suo studio accademico e la ricezione in ambito cristiano, soprattutto durante il Rinascimento. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: The Book of Bahir. The Hebrew Text, Flavius Mithridates’ Latin Translation and an English Version, Aragno, Torino 2005 e la curatela di Francesco Zorzi, L’armonia del mondo, Bompiani, Milano 2010. Ha introdotto e tradotto in italiano diversi volumi di Gershom Scholem, tra cui La figura mistica del- la divinità, Adelphi, Milano 2010; La stella di David (con Elisabetta Zevi), Giuntina, Firenze 2013 e Le tre vite di Moses Dobrushka (con Elisabetta Zevi), Adelphi, Milano 2014.

Rita Comanducci
ha studiato storia del Rinascimento presso le Università di Firenze e di Verona, dove ha conseguito un dottorato in “Storia economica”. Si è occupata e tutt’ora si occupa di storia del pensiero politico, di economia dell’arte e di storia delle idee. Insegna storia dell’arte presso l’International Studies Institute (ISI Florence) e attualmente si interessa della trasmissione di topoi a carattere musicale dall’antichità al Rinascimento. Tra le sue recenti pubblicazioni si menzionano: Lo studio di Rubens di Cornelis de Baeilleur, «Il Liuto. Rivista della Società del Liuto», 8 (2014); Vasari’s Painters and the Lute, in S. U. Baldassarri (a cura di), Renaissance Then and Now: Danza, Musica e Teatro per un Nuovo Rinascimento, Edizioni ETS, Pisa 2014; la voce Orti Oricellari, in Enciclopedia Machiavelliana, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2014; Il liuto dalla corda spezzata: pensiero, arte e politica alle origini di un simbolo, «Il Liuto. Rivista della Società del Liuto», 10 (2015), di cui è in corso di stampa una nuova versione su «Interpres», 34 (2016), dal titolo Un “geroglifico” del Quattrocento. Il liuto dalla corda spezzata nella cultura umanistica.

Fabrizio Lelli ha conseguito il dottorato in “Ebraistica” all’Università di Torino/Venezia (1992). Ha studiato all’Università Ebraica di Gerusalemme e ha svolto attività di ricerca e insegnamento presso l’Università della Pennsylvania (Filadelfia) e l’Università della California (Los Angeles). Dal 2001 insegna lingua e letteratura ebraica all’Università del Salento. Si occupa principalmente di produzioni mistiche e filosofiche ebraiche dell’Italia del tardo Medioevo e della prima età moderna, dei rapporti intellettuali tra comunità ebraiche dell’Italia meridionale e balcaniche, della memoria dei profughi ebrei vissuti nei campi di transito del Salento durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Tra le sue pubblicazioni, si menzionano le edizioni: Yohanan Alemanno, Hay ha-‘olamim (L’Immortale), Olschki, Firenze 1995; Eliyyah Hayyim ben Binyamin da Genazzano, La lettera preziosa (Iggeret hamudot), Giuntina - L’éclat, Firenze - Nîmes 2002; Gli ebrei nel Salento (secoli IX-XVI), Congedo, Galatina 2013; Giovanni Pico e la Cabbalà, Olschki, Firenze 2014. Ha tradotto in italiano e curato diverse opere di Moshe Idel, tra cui: Mistici messianici, Adelphi, Milano 2004; La Cabbalà in Italia (1280-1510), Giuntina, Firenze 2007; Qabbalah. Nuove prospettive, Adelphi, Milano 2010 e Il male primordiale nella Qabbalah. Totalità, perfezionamento, perfettibilità, Adelphi, Milano 2016.
Vito Andrea Mariggiò ha conseguito un dottorato in “Storia greca antica” (2005) presso l’Università di Bari e un dottorato in “Letterature e Filologie” (2015) presso l’Università del Salento, occupandosi dell’edizione con traduzione italiana e commento di una sezione inedita delle Machbarot di ʻImmanu’el Romano. Dal 2006 è docente di latino e italiano presso il Liceo Classico e Scientifico “De Sanctis-Galilei” di Manduria (Taranto). Dal 2010 è docente a contratto in “Storia Antica” presso l’Università della Basilicata. La sua attività di ricerca si concentra principalmente sui rapporti culturali tra classicità e oriente nella storia antica e medievale. Nel 2013 ha pubblicato la monografia Greci e Persiani. Storia delle relazioni diplomatiche (550-386 a.C.) (Edizioni Esperidi, Monteroni di Lecce) e sta attualmente lavorando all’edizione della sua tesi di dottorato su ʻImmanu’el Romano.

Maurizio Mottolese ha conseguito il Ph.D. in “Storia del pensiero ebraico” presso la Hebrew University di Gerusalemme e il dottorato di ricerca in “Storia delle religioni” presso la “Sapienza” Università di Roma. Si occupa principalmente di interpretazione rabbinica e di mistica ebraica medievale. Fra le sue pubblicazioni recenti figurano: Dio nel giudaismo rabbinico. Im- magini e mito, Morcelliana, Brescia 2010; Bodily Rituals in Jewish Mysticism. The Intensification of Cultic Hand Gestures by Medieval Kabbalists, Cherub Press, Los Angeles 2016.

Brian Ogren ha studiato negli Stati Uniti e in Israele, dove ha conseguito il Ph.D. in “Pensiero Ebraico” presso l’Università Ebraica di Gerusalemme (2008). Ha svolto attività di ricerca in Europa, principalmente in Italia. È attualmente Anna Smith Fine Assistant Professor of Judaic Studies nel Dipartimento di Religione presso la Rice University (Houston, Texas). Si occupa di pensiero ebraico moderno, concentrandosi soprattutto sulle produzioni filosofiche e cabbalistiche di autori attivi nell’Italia rinascimentale. Tra le sue pubblicazioni, menzioniamo: Renaissance and Rebirth, Brill, Leiden 2009; The Beginning of the World in Renaissance Jewish Thought, Brill, Leiden 2016.