Piero Sadun

Anno/Year 2015
108 pagine/pages
65 illustrazioni/illustrations.
21x21 cm.
ISBN 978-88-97080-90-9
18.50



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Piero Sadun
Genesi di un artista

Catalo della Mostra a cura di Anna Maria Guiducci, Maria Mangiavacchi.

Saggi di Enrico Fink, Elena Pianea, Alberto Boralevi, Annalisa Sadun, Giovanna Sadun, Susanna Sadun, Giacomo Cosini, Piero Corsini, Anna Di Castro.

Il tema che la mostra “Piero Sadun. Genesi di un artista. 1938-1948”, allestita nella Pinacoteca Nazionale di Siena, intende proporre, è proprio lo sviluppo di quelle suggestioni iniziali che improntano i primi anni di attività del pittore, fatte, all’ini-zio, di spunti tratti da paesaggi e persone, entrambi interpretati con un tratto semplificato, quasi austero, con campiture intense e compatte del colore, nella volontà di raffigurare ciò che gli è più vicino, dalla rasserenante dolcezza della campagna intorno alla sua città natale, ai volti degli amici, protagonisti della sua giovinezza. Gli eventi drammatici che coinvolgono la famiglia e lui stesso in quanto ebrei, segnano una svolta anche nella sua produzione pittorica, che si lega indissolu-bilmente alle vicende esistenziali. Nel 1943 Piero, per sottrarsi alle persecuzioni razziali, abbandona l’abitazione cittadina per nascondersi nel contado, aiutato, al pari di molti suoi correligionari, da don Luigi Rosadini, parroco di Vignano, figura emblematica di religioso impegnato in prima persona nel salvataggio di molti ebrei perseguitati; da lì raggiunge poche settimane dopo le truppe partigiane nel territorio aretino e si unisce a loro nella lotta al nazifascismo.

Piero Sadun (Siena 1919-1974). Nel 1938 deve lasciare la scuola pubblica a causa delle leggi razziali ed è costretto a diplomarsi privatamente, continuando comunque lo studio della pittura con i pittori Primo Conti e Memo Vagaggini.
Negli anni della guerra firmerà i suoi lavori con lo pseudonimo di T. Duna. Nel 1943, dopo l’8 settembre, si rifugia a Vignano, vicino alla villa di Cesare Brandi, ospite del parroco don Luigi Rosadini, che lo aiuterà successivamente a unirsi alle formazioni partigiane che opera-vano sui monti di Arezzo. È in questo periodo che esegue la serie di Disegni della Resistenza. Alla fine del conflitto espone a Roma lavori dai toni decisamente espressionistici, ispirati alle esperienze di Soutine e Mafai. Nel 1947 partecipa alla mostra dei “Quattro artisti fuori strada”, alla Galleria del Secolo di Roma. Insieme a Scialoja, Giarrocchi e Stradone, grup-po tenuto a battesimo da Cesare Brandi, ma realizza anche numerosi allestimenti teatrali. Agli inizi degli anni sessanta cambia radicalmente il suo modo di dipingere, aderendo a un astrattismo che diverrà sempre più radicalmente informale, fino ad affidare a stesure monocromatiche, chiaroscurate esclusivamente alla diversità di consistenza delle pennella-te, la realizzazione delle sue opere.