Il tabacco in Toscana

Anno/Year 2019
126 pagine/pages
57 illustrazioni/illustrations.
cm.
ISBN 978-88-3384-013-0
€12.00



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Lucia Paoli

Il tabacco in Toscana
in un manoscritto del Cinquecento le proprietà curative della divina erba sperimentate a Lisbona da Jean Nicot

La piccola raccolta di rimedi ha il pregio di presentare l’erba già conosciuta da alcuni decenni, usata come fumo e soprattutto come polvere da annusare. Si tratta del tabacco, legittimato e sperimentato soprattutto come erba officinale per opera del francese Jean Nicot, che la prova durante il suo soggiorno a Lisbona intorno all’anno 1560 e la invia poi al giovane re di Francia Francesco II e alla regina madre Caterina de’ Medici. Sarebbe proprio lui a fornire precisi dettagli sulla guarigione di malattie della pelle con l’applicazione del succo delle foglie del tabacco, che giunge in Toscana come pianta dalle miracolose proprietà curative.

Con le esplorazioni e conquiste dei continenti extraeuropei, e in particolare delle Americhe, dal Cinquecento giungeva in Europa ogni sorta di nuove piante, scambiate da una corte all’altra come preziose novità. Molte arricchivano la farmacopea, basata al tempo sugli insegnamenti degli antichi maestri greci e romani come Galeno, Dioscoride, Plinio il Vecchio. La medicina si confrontava con gli usi dei popoli indigeni che se ne servivano per scopi curativi e rituali. Il monopolio delle scoperte era di spagnoli e portoghesi che gestivano i traffici con le nuove terre. Solo ai religiosi era consentito di circolare liberamente per scoprire e portare a Roma i prodotti più rari. Il centro dell’interesse per le piante esotiche era Lisbona: provenienti dal Brasile, scoperto nell’anno 1500 da Pedro Alvares Cabral, si coltivavano nei giardini più esclusivi, quelli del re e dei monasteri. Nel Mediterraneo entravano da Siviglia le ricchezze del Nuovo Mondo: oro e argento insieme ai frutti dell’area caraibica destinati a sconfiggere lo spettro della carestia. Ma la pianta che si diffuse con straordinaria velocità fu il tabacco, consumato dagli amerindi a scopo rituale, portato da Lisbona alla corte di Parigi dall’ambasciatore francese Jean Nicot, che ne aveva sperimentato le qualità curative sulle malattie della pelle, i cui risultati sono presentati nel manoscritto che pubblichiamo. Inviato a Firenze dalla Francia, insieme alle ricette, questo ci presenta anche personaggi dell’aristocrazia francese gravitante intorno alla corte di Caterina de’ Medici: una società di privilegiati ma, come tutti gli uomini, in lotta contro la malattia e la morte.
 

 






 Lucia Paoli è nata all’Isola d’Elba e ha vissuto a Firenze. Ha pubblicato Milena Milani e le Sei storie veneziane (1993) e curato il libro di Elio Bartolini Una terra raccontata (1998), Edizioni A.C., Città di Castello. Per il Comune di Rio nell’Elba ha allestito le mostre “Gente di Rio” (1999) e “Un secolo di donne” (2000), a cui sono seguite le pubblicazioni Immagini di un paese millenario, Donne di mare e di miniera e Viaggiatori nell’Isola dell’Elba. Nel 2002 ha scritto L’urlo della lupa - Una stamperia nel Chianti. Tutti editi da Giorgi & Gambi, Firenze. Nel 2005 In sette a bere un uovo – la cucina della tradizione elbana, Edizioni Saffe, Calenzano (Firenze). Nel 2007 ha curato e collaborato al libro La Terra di Rio e nel 2012 ha contribuito all’edizione del lavoro Tra il rigore della legge e il vento della storia – La condizione delle donne all’Isola d’Elba tra il XVI e il XVII secolo con il proprio testo Le donne della Terra di Rio negli Archivi. Il 3 ottobre 2014 ha partecipato alla giornata di Studi Biblioteca Nazionale Centrale Percorsi di arte e letteratura tra la Toscana e le Americhe: il suo studio Da Livorno a Nombre de Dios. Una dettagliata relazione inviata a Firenze e il progetto dei Medici per un possesso in Brasile è stato pubblicato negli Atti del Congresso. Studiosa di storia toscana all’epoca della dominazione spagnola, ha compiuto le sue ricerche nell’Archivo General de Simancas (Valladolid), in quello Nacional di Madrid e nell’Archivo General de Indias a Siviglia e ha iniziato a Lisbona un primo approccio nell’Archivio de Torre do Tombo. In Italia il suo lavoro principale si svolge nell’Archivio di Stato di Firenze, ma anche a Roma nell’Archivio Capitolino. Non disdegna i tesori nascosti nei piccoli centri come nell’Archivio della Fondazione Foresiana di Portoferraio.