Una famiglia fiorentina nel 900

Anno/Year 2024
282 pagine/pages
12 illustrazioni/illustrations.
15x21 cm.
ISBN 9788833842004
19.50





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Francesco Chiostri

Una famiglia fiorentina nel 900
Il tempo disperde le memorie, come il vento le foglie

‘Una famiglia fiorentina’ è la protagonista in queste pagine degli ultimi anni dell’800, con la società di allora nella quale ancora si avvertivano gli echi dell’epoca granducale, e del ‘secolo breve’ con i fermenti artistici che germogliavano nei caffè fiorentini, l’orrore di due guerre e la lunga, infelice, parabola, del fascismo.
Conosceremo una sorta di misantropo, Carlo Chiostri, immenso però come illustratore di libri, l’amore di due artisti conosciutisi in uno studio pittura dal quale erano transitati giovani di grande talento come Primo Conti, un fiorentino gaudente trapiantato a Parigi, trascorreremo le serate al Forte dei Marmi a chiacchierare con Carlo Carrà, e con Lorenzo Viani, incontreremo la tenda degli Agnelli in una Versilia ancora selvaggia dove i bastimenti, attraccavano al molo del ‘forte’ a caricare il marmo delle cave Apuane, passeremo al Margherita di Viareggio con Giacomo Puccini, e faremo un salto a ritroso nella storia a ricordare usi e costumi di un mondo che cercava di difendere valori di cui si cominciava già a vedere una prossima estinzione.

Due secoli di storia: dal 1853 – c’era ancora il Granduca – anno in cui erano nati entrambi i nonni paterni dell’autore, agli anni ’70 del secolo scorso, quando sono scomparsi i suoi genitori, Ada ed Eugenio: il libro ripercorre la storia di una famiglia, e soprattutto le vicende, gli usi, i cambiamenti intercorsi in un lungo periodo che viene meticolosamente ricostruito in pagine dense di ricordi e di notizie, molte delle quali, altrimenti, destinate all’oblio.
L’autore, attingendo alle memorie di famiglia e a quanto vissuto di persona, ci porta nella Firenze dell’ottocento, nella casa dei nonni in Santa Croce, nella successiva abitazione dove suo padre giocava con Ottone Rosai, nella Versilia, selvaggia, dei primi del novecento dove al Caffè Margherita sua madre incontrava Giacomo Puccini, nella Parigi dove l’altro nonno vendeva la paglia fiorentina e dove vide la luce sua madre, nella Firenze dei grandi caffè letterari, Gilli, Casoni, le Giubbe Rosse, dove i genitori, entrambi pittori, incontravano gli artisti di allora, rammenta le conversazioni ascoltate da bimbetto, le gelosie, qualche maldicenza; racconta minuziosamente la vita di famiglia, le abitudini domestiche, le vacanze, ancora in Versilia, l’amicizia con Carlo Carrà e Lorenzo Viani; sullo sfondo l’arte, quella dello zio Carlo, illustratore del Pinocchio del Collodi, e dei genitori, conosciutisi nello studio di via dei della Robbia dove Eugenio insegnava pittura e dove hanno mosso i primi passi artisti come Primo Conti e Mario Romoli, la partecipazione di Eugenio alla Biennale di Venezia interrottasi per il rifiuto di prendere la tessera del Fascio; le due guerre, la seconda con i bombardamenti di Firenze, la vita da sfollati, le lotte partigiane, i tanti lutti, gli avvenimenti drammatici dell’8 settembre; infine il ‘De profundis’ con la scomparsa prima del padre, poi della madre, la quale, benché data per prossima alla fine, resistette caparbiamente alcuni anni ‘perché non poteva abbandonare il suo Eugenio’.






Francesco Chiostri, fiorentino, è nato nel 1921 ed è scomparso nel ’94; figlio di due pittori, e nipote di artisti, per sé ha scelto una professione di tutt’altro tipo: laureatosi in chimica, ha lavorato alla Montecatini, poi Montedison rivestendo la carica di Direttore della sede fiorentina della società; con i genitori e il loro modus vivendi, tipico di due artisti, ha mediato con molta pazienza, accettando di buon grado di alzarsi magari da tavola e traversare la città quando sua madre alle otto di sera candidamente gli confessava con una telefonata di non poter cenare perché ‘sbadatamente’ aveva dimenticato di fare la spesa...
Sposato nel 1951 con Gabriella, figlia di quel Guido Carobbi, già suo docente di mineralogia ai tempi del corso di Laurea, ha avuto due figli, Jacopo e Benedetta.
Una famiglia fiorentina nel ’900 è la sua prima, ed unica, opera letteraria che viene pubblicata; l’ha lasciata in eredità alla famiglia in 620 pulitissime pagine dattiloscritte; prima di questa aveva scritto delle commedie, per lo più ironiche, presentate nel corso dio alcune serate rotariane del suo club, di cui è stato Presidente nonché appassionato sostenitore ed estensore del Bollettino interno.