Woodstock e gli altri

Anno/Year 2019
78 pagine/pages
56 illustrazioni/illustrations.
17x21 cm.
ISBN 978-88-3384-048-2
15.00



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Amalie R. Rothschild, A Photo Collection

Amalie R. Rothschild

Woodstock e gli altri

Woodstock è stata un’idea che ha creato forti aspirazioni e miti che ancora oggi persistono e suscitano forti opinioni. Nell’America negli anni ’60 ci fu una concomitanza di circostanze: il divario generazionale, l’emergere del rock, il movimento contro la guerra, gli omicidi politici, le dimostrazioni studentesche, il femminismo, Stonewall, le rivolte della convenzione democratica del ’68, il controllo delle armi, la droga e il progetto militare che stava iniziando a colpire i ragazzi bianchi della middle class. C’era una palese disperazione generazionale e la musica rappresentò un inconsueto collante sociale.

Quasi tutti i collaboratori del Fillmore East (il teatro creato da Bill Graham a New York), sono stati coinvolti, in un modo o in un’altro, nel festival di Woodstock. Facevo parte dello staff del Joshua Light Show ed è per questo che ero presente a Woodstock. Lo spettacolo di luci era in tournée nell’estate del 1969 con quattro tonnellate di equipaggiamento: prima tappa al Newport Festival di Rhode Island a luglio e poi a Tanglewood in Massachusetts il 12 agosto. Il giorno dopo arrivammo a Woodstock, che era a Bethel, New York, ignari di cosa sarebbe accaduto.
Ricordo gli ultimi due giorni e mezzo prima dell’inizio dei concerti come frenetici perché c’erano ritardi nella costruzione del palco e molto altro. Gli altri festival in cui avevamo lavorato in precedenza erano stati ben organizzati ma Woodstock era stato un vero disastro, ma come accade molto spesso, il negativo diventò positivo per la maggior dedizione di tutti nel risolvere i problemi. Il Joshua Light Show avrebbe dovuto esibirsi durante tutto il festival, ma siamo riusciti ad eseguire solamente un paio di set la prima notte in quanto delle forti piogge sono sopraggiunte e il personale tecnico fu costretto ad abbassare lo schermo e tagliarlo in pezzi per usarlo come telone di protezione delle attrezzature che erano sul palco.
Come fotografa documentarista ero interessata sia al backstage sia ai musicisti che erano sul palco ed ero rimasta affascinata dai ‘come’ e dai ‘perché’ di Woodstock. Ad eccezione dei Jefferson Airplane e Canned Heat, non ho immagini delle altre esibizioni. La maggior parte delle mie foto ritraggono la folla e i dettagli della costruzione (e dello smontaggio) del palcoscenico per gli spettacoli. Ho anche fotografato le troupes cinematografiche mentre stavano girando il film Woodstock, il regista Michael Wadleigh e l’assistente alla regia Martin Scorsese. Dal backstage ho avuto l’opportunità di documentare la costruzione delle torri sonore, il palcoscenico, il ponte verso il padiglione degli artisti, la tendopoli e gli spettatori che per due giorni affluirono poco per volta e ricoprirono i campi circostanti dove sarebbero rimasti fino alla fine dei concerti.
Purtroppo, non prevedendo cosa sarebbe successo, avevo portato con me solamente nove rullini di pellicola Kodak Tri-X che ho dovuto utilizzare con molta parsimonia. Alla fine del sabato non avevo più pellicola!
Anche se ho vissuto dal vivo quell’esperienza, allora non compresi perché Woodstock fu considerato così importante ed ebbe una così imponente copertura mediatica. Come spesso accade, mentre stai vivendo un momento storico è difficile avere un distacco per poter comprendere le prospettive future.


Eravamo la generazione che voleva dimostrare il meglio della natura umana. Ho creduto negli ideali della mia gioventù e nella musica che l’ha incarnata. Non pensavo che ci fosse qualcosa di speciale in così tante persone che condividevano l’esperienza in modo collettivamente pacifico in circostanze stressanti e scomode.
In soli tre giorni a Woodstock tante forze hanno reso possibile un sogno, un fantastico momento di idealismo e di voglia di cambiamento sociale. Tanti giovani e musicisti si sono riuniti in pace e armonia e hanno mostrato altruismo e spirito d’impegno. Poi la storia ha fatto il suo corso.
Se a 50 anni di distanza parliamo ancora e celebriamo Woodstock, c’è la riprova di quanto quel periodo ha cambiato e ha segnato la vita di tutti.

 

 






Amalie R. Rothschild has a multi-faceted background in Photography, Computer Imaging, Motion Picture and Video Production. From 1968 to 1974 she worked extensively as a free-lance photographer in the music field, her photographs appearing in many publications. From 1969 to 1971 she was part of the Joshua Light Show at the Fillmore East Theater in New York producing special effects photography, slides, graphics, and films used during performances and was considered the theater’s unofficial house photographer. She was on staff at the 1969 Woodstock Festival and photographed many major rock music events including the 1969 Newport Festival, Tanglewood 1969 & 1970, The Who’s 1969 U.S. premiere of their rock opera Tommy, the Rolling Stones at Madison Square Garden in November 1969, Bob Dylan’s 1974 tour, and, in England, the 1969 Isle of Wight Festival, as well as many anti-war and peace demonstrations in the U.S. in the 1960’s and the 1967 Cannes Film Festival. A hardcover monograph, Live at the Fillmore East: A Photographic Memoir was published in 1999 and was reprinted six times in softcover.
A skilled, award-winning filmmaker, and co-founder of New Day Films, she has been producing and directing documentaries since 1969 with special emphasis on films about social issues as revealed through the lives of people in the arts. She lectures and shows her films often at museums, libraries, schools, colleges and universities. Her work is seen frequently on covers and in the booklets of compact disc reissues by Sony Music, Columbia, Grateful Dead Merchandising, Rhino and other record labels, and in many books and films.
A number of galleries in both the U.S. and the U.K. represent her photographs. She has had many solo exhibitions and a selection of her work was in the group show Summer of Love: Art of the Psychedelic Era curated by the Tate Liverpool, U.K.
Since 1983 she splits her time between the U.S. and Italy and, after many years in Rome, since 2002 lives most of the year in Florence with her publisher and artist husband Angelo Pontecorboli.