Il giardino nel Medioevo fra sacro e profano

Anno/Year 2012
176 pagine/pages
52 illustrazioni/illustrations.
14,8x21 cm.
ISBN 978-88-97080-45-9
18.00



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Alessandro Batistini

Il giardino nel Medioevo fra sacro e profano

L’arte dei giardini, come tutti gli altri fenomeni relativi al genio dell’uomo, è strettamente legata alle tendenze sociali e religiose di un’epoca. Gli elementi esistenti al suo interno hanno subito variazioni nell’importanza che le civiltà hanno loro dato, ma la loro presenza è rimasta tale sia nel tempo che nello spazio. Il continuo oscillare tra naturalezza e artificio, tra estetica pittoresca ed estetica architettonica, tra sensazione e struttura, costituisce l’evoluzione stessa dell’arte dei giardini e permette di definire e classificare i diversi stili. Non sempre esiste però un chiaro collegamento tra la collocazione temporale di un giardino e lo stile che maggiormente lo definisce, anche per le ovvie difficoltà di conservazione nel tempo dei suoi elementi costituenti. I materiali di un giardino sono evidentemente fragili, per cui dei giardini antichi la storia ha di frequente consegnato al mondo contemporaneo solo la descrizione di un poeta o la visione più o meno veritiera di un pittore. Così i giardini del mondo arabo o della Persia non ci appaiono più se non attraverso evocazioni quasi leggendarie. Eppure l’arte del giardino non può essere considerata meno importante dell’architettura: se si ripercorrono le pagine della storia dell’uomo, ci si renderà conto che nessuna civiltà è mai stata priva dei suoi giardini. Anzi le prime civiltà ad avere i propri giardini sono state proprio quelle, come l’Egitto e la Mesopotamia, che per evidenti ostili condizioni ambientali sembravano non doverne mai vedere per tutta la loro storia. Gli elementi che li costituiscono come l’acqua, la luce, le piante risvegliano nell’uomo sensazioni profonde e spesso irrinunciabili. Gli alberi crescono e muoiono come succede agli uomini, ma mentre in natura la vita stessa delle piante è spesso ostile, nel giardino diventa amica. Questa è la sua prima e forse più grande conquista. Da epoca a epoca, gli stili tenderanno a sfumare più o meno lentamente verso evoluzioni spesso inattese, senza che manchino collegamenti col passato meno recente o tentativi di rottura con lo stesso. Il Giardino Medievale non sfugge a questa logica. Perso nel buio di lunghi secoli poco documentati e certamente per niente floridi e felici, resta aggrappato a quel sottile filo conduttore che lo lega al mondo antico. Pur con un nettissimo cambiamento sul piano politico (caduta dell’Impero Romano) e parallelamente religioso (passaggio dal paganesimo al cristianesimo), è evidente che l’arte dei giardini nell’età di mezzo ripropone temi già visti in epoca romana, già noti nell’antica Grecia o nel lontano oriente. Resta infatti quel binomio forte che lega la natura alla religione ma anche all’ideale di vita, al riposo, alla contemplazione. Chi ha vissuto e rappresentato o raccontato del giardino medievale è indubbiamente ispirato all’arte romana, alla sua idea di paesaggio. Scrivono Cardini e Miglio che nel tardo Medioevo (XII secolo) il giardino entrava trionfalmente nelle corti europee per il tramite della cultura francese cortese e non senza l’influenza dei modelli orientali e di quelli latini, che comportava l’incontro con gli horti romani della tarda Repubblica e dell’Impero. E, in ugual misura, sarebbe fuori luogo non notare una continuità nell’arte rinascimentale, nel giardino all’italiana, con le sue forme rigide e precise, con il suo ordine. Il giardino medievale è esattamente questo: disciplina e regola, le sue forme sono sempre nette, squadrate. Ma ha qualcosa che lo distingue da tutte le altre arti delle epoche precedenti e successive: il giardino medievale è un ambiente chiuso, non solo riservato, ma protetto. L’esterno, ciò che può esserci fuori dalle mura di un castello, di un monastero è ostile, pericoloso, insicuro. Il giardino diventa quindi rifugio e riparo; a volte sarà un orto da lavorare per i frutti che darà e in periodi bui possono tracciare la linea che separa la morte dalla sopravvivenza, a volte sarà campionario di erbe medicinali e aromatiche, a volte sarà uno spazio ombroso o ventilato per conversare o ascoltare musici e per dilettarsi.


Sommario

7 Premessa di Delfo Del Bino
9  Introduzione
13 Cap. 1. Il contesto storico
19 Cap. 2. Le fonti letterarie del giardino medievale
45 Cap. 3. Il giardino nell’arte medievale
87 Cap. 4. Il giardino monastico
107 Cap. 5. Il giardino laico
139 Cap. 6. L’uso medicinale delle piante e gli erbari nel Medioevo
169 Bibliografia
171 Indice dei nomi

 






 

Alessandro Batistini, nato a Viareggio nel
1978, si è laureato in Lettere all’Università di
Pisa dove, negli anni successivi, ha frequentato
la Scuola di Specializzazione in Storia dell’Arte,
conseguendo il diploma in “Storia dell’arte medievale
e moderna”.
Si è particolarmente dedicato allo studio critico
del Sodoma, indagando la sua forte personalità
nella sua opera tra Milano, Subiaco, la Reggia
Pontificia, Roma e la Toscana. Si è soffermato
con ampiezza di dettagli sugli affreschi di Monteoliveto
Maggiore e su quelli meno conosciuti
della Cappella della Vergine in San Francesco
a Subiaco.
Ha ampliato le proprie ricerche indirizzandole
sul Ricettario artistico medievale del monaco
Teofilo, sulle committenze di Federico Da
Montefeltro, su El Greco e sui quadraturisti
seicenteschi, sugli aspetti che hanno caratterizzato
l’arte contemporanea quali il Giardino
di Daniel Spoerri a Seggiano e la Tate Modern
di Londra. Infine si è dedicato allo studio degli
aspetti legislativi contemporanei, curando
particolarmente l’analisi delle Leggi italiane attuali
a difesa del patrimonio artistico nazionale.