Le Jardin cest moi

Anno/Year
88 pagine/pages
24 illustrazioni/illustrations.
12x19 cm.
ISBN 978-88-3384-088-8
€12.00




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Gian Luigi Corinto

Le Jardin, c’est moi!
Luigi XIV, Apollo e il giardino di Versailles

Il nome di Versailles è legato a quello del Re Luigi XIV (1638-1715), mentre i giardini richiamano il nome di André Le Nôtre (1612-1700), artefice dell’organizzazione spaziale intorno alla reggia. Il progetto architettonico che riunisce la Reggia e i Giardini di Versailles è il segno visibile del potere assoluto esercitato per incarico divino e la dimostrazione spettacolare della politica territoriale del Re Sole. Le Nôtre è considerato un artista di rango elevato, uomo di grande spessore culturale e architetto vero, ma l’anima spaziale dei Giardini di Versailles appartiene al Re Sole, che trasformò se stesso in istituzione, impersonando lo Stato, pur coltivando un’immagine di regale rispetto e lealtà verso i sudditi. Luigi XIV ebbe a cuore le sorti della propria famiglia come quelle della Francia e lo volle dimostrare allestendo un grandioso spettacolo di giardinaggio, di apollinea trasformazione estetica della natura.

In origine Versailles era un posto desolato, un’estesa pianura di paludi e sabbie mobili, con pochi edifici agricoli sparsi, in cattive condizioni, e un unico mulino a vento su una collinetta. Luigi XIV lo scelse come luogo prediletto di residenza, dove collocare la famiglia, i cortigiani, i ministri, il supremo tribunale di giustizia, sfogando anche a una specie di follia giardiniera, esercitata però professionalmente. I Giardini di Versailles richiamano subito il nome di André Le Nôtre, Jardiner du Roy e abile cortigiano, capace di trattare cordialmente con Luigi XIV, sovrano assoluto e, a sua volta, espertissimo giardiniere. Più Asburgo che Borbone, il Re Sole discendeva da una linea ereditaria di grandi Principi europei, da Carlo I di Borgogna, detto il Temerario, a Lorenzo de’ Medici, il Magnifico di Firenze, dall’Imperatore Carlo V a Filippo II di Spagna, suo bisnonno. Dal 1661 e fino alla sua morte, Luigi XIV fu personalmente a capo dell’ideazione e dell’elaborazione dei progetti della Reggia e dei Giardini di Versailles. Reclutò architetti, ingegneri, scultori, artisti e giardinieri di primo piano, ciascuno scelto per il proprio genio e incaricato come responsabile di singole parti; la concezione, la visione generale, l’unitarietà, lo sviluppo del grandioso progetto furono, però, sempre e totalmente nelle mani del Re. Nell’arco di trenta anni impiegò migliaia di soldati nell’opera di bonificazione del sito e nella costruzione di edifici e giardini su una superficie che ancora oggi si estende su un’area di oltre novanta ettari. Fece trasportare piante da grandi distanze, prelevandole non solo dai dintorni, ma anche importando pioppi e tigli dalle Fiandre, ippocastani da Vienna; i fiori per le aiuole, giacinti, tulipani, rose e ribes, arrivarono dall’Olanda, i gelsomini dalla Turchia, gli agrumi e i garofani dalla Spagna. La decorazione di Versailles riprendeva la simbologia delle Metamorfosi di Ovidio, la disposizione spaziale degli edifici e dei giardini ricalcava le posizioni matematiche dei sette pianeti allora conosciuti. Le stanze negli appartamenti regali di Versailles furono disposte intorno alla camera del Re secondo lo schema eliocentrico. Luigi XIV, il Re Sole, si identifica col dio Apollo che, dal centro del cielo, illumina il mondo unificato politicamente e intellettualmente. Dal cuore della sua reggia, lo sguardo di Luigi XIV poteva seguire la direzione prospettica verso ovest, pensata da Le Nôtre lungo l’asse principale dei giardini, al cui sfondo aveva collocato la grande fontana con la statua dorata di Apollo che si immerge nell’Oceano.






Gian Luigi Corinto. Geografo, nato in Toscana nel 1953, vive a Firenze, è docente di Geografia del turismo e Coordinatore della Sezione di ricerca Ambiente e Territorio nel Dipartimento di Scienze della formazione, dei beni culturali e del turismo dell’Università di Macerata. Dopo la formazione in economia agraria, si è occupato di paesaggio, ambiente, sostenibilità e comportamenti umani; più recentemente ha dedicato i propri studi alla geografia culturale. Gli attuali interessi riguardano due campi di ricerca: la pratica delle arti performative come metodo e strumento di educazione alla responsabilità ambientale e la narrazione mitologica del limite imposto dagli dei all’agire tracotante dell’umanità verso la natura e il mondo.