Pinocchio Fiorentino

Anno/Year 2020
60 pagine/pages
12 illustrazioni/illustrations.
12x19 cm.
ISBN 978-88-3384-085-7
€8.00




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Pinocchio Fiorentino
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Il successo globale (nel tempo e nello spazio) del libro ha fatto di Pinocchio un carattere discusso e analizzato da una serie infinita di punti di vista, con la partecipazione di letterati, storici, filosofi, psicologi, geografi, politici, esoteristi e... non bastano molte paia di scarpe per seguire tutte le strade che Pinocchio ha percorso nel mondo a partire da un quartiere periferico di Firenze. Il fatto è che, evidentemente, esisteva una tradizione ben radicata, che è molto più di una chiacchiera o di una leggenda e che vuole il burattino nato e cresciuto in un ben determinato contesto: a Castello, appunto, ora nel comune di Firenze ma all’epoca stazione di posta intermedia tra il capoluogo e Sesto Fiorentino.

Si dice sempre che il Pinocchio sia il libro più letto al mondo, a parte i testi religiosi come la Bibbia o il Corano. Carlo Collodi è uno scrittore di successo, ma di lui non si dice che è anche un grande scrittore. Lo è per il suo scrivere come si parla, come si sente ancora parlare girando per certe parti tra Firenze e la piana che sta tra Sesto Fiorentino e Peretola. Collodi si è inventato un burattino che corre e sgambetta in luoghi immaginari che poi tanto inventati non sono. La sua lingua è situata geograficamente. Se senti risuonare dal vivo le parole con cui è scritto il Pinocchio capisci anche da che posto provengono, in che luogo ti trovi, che odori evocano, e chi sono le persone che ti stanno davanti. Non è solo dialetto, calata o gergo, ma geografia dei sentimenti. Se ne può fare perfino geopolitica e studio dell’identità dei popoli, ma bisogna studiare un pochino. Non basta l’abbecedario, dove si impara l’ABC delle cose, nozioni appena sufficienti per capire il senso delle cose, delle persone, dei luoghi da vivere. Pinocchio fece bene a disfarsene per mettersi a correre per il mondo. Dunque i luoghi, i personaggi, le situazioni del burattino più famoso del mondo: fantasia pura o esiste uno spunto realistico che ha guidato l’autore nel tratteggiare il suo capolavoro? Siamo, naturalmente, nel campo delle ipotesi e delle congetture come in qualsiasi indagine che voglia riferire ad un’opera fantastica precisi retroterra. Evidentemente, esisteva una tradizione ben radicata, più di una chiacchiera o di una leggenda, che vuole il burattino nato e cresciuto in un ben determinato contesto: a Castello, appunto, ora nel comune di Firenze ma all’epoca stazione di posta intermedia tra il capoluogo e Sesto Fiorentino. Che i personaggi del libro traggano origini da persone vive e reali è del tutto ininfluente sugli esiti di un capolavoro che si direbbe toccato dalla grazia: quasi un miracolo non solo all’interno dell’opera collodiana, ma della letteratura tutta.






Gian Luigi Corinto. Geografo, nato in Toscana nel 1953, vive a Firenze, è docente di Geografia del turismo e Coordinatore della Sezione di ricerca Ambiente e Territorio nel Dipartimento di Scienze della formazione, dei beni culturali e del turismo dell’Università di Macerata. Dopo la formazione in economia agraria, si è occupato di paesaggio, ambiente, sostenibilità e comportamenti umani; più recentemente ha dedicato i propri studi alla geografia culturale. Gli attuali interessi riguardano due campi di ricerca: la pratica delle arti performative come metodo e strumento di educazione alla responsabilità ambientale e la narrazione mitologica del limite imposto dagli dei all’agire tracotante dell’umanità verso la natura e il mondo.


Fabio Norcini (Firenze, 1957) intersecatore di intelligenze e riparatore di parole. Specialista di ottica illusa e arte inutile, ha curato più di 200 mostre; negli ultimi 7 anni ha diretto lo Studio Rosai.