Carlo Cresti

Architetture e statue per gli eroi
L'Italia dei Monumenti ai caduti

Devo confessare - e potrebbe sembrare il riflesso condizionante di un originario input derisorio - che ad attirare la mia curiosità, fin dall'età giovanile, verso i monumenti ai Caduti era stato un disegno di Giuseppe Novello dal titolo "Come si va all'assalto secondo certi monumenti" pubblicato nella raccolta Che cosa dirà la gente? (Milano 1937). Un disegno irriverente, dissacratorio, ma sostanzialmente veritiero, che metteva ironicamente in evidenza un 'vizio', un'attitudine, un 'costume' tipicamente italiano; ossia il travisamento della realtà, della naturalezza, della semplicità, mediante l'artificio ridondante della retorica. La verifica su alcuni di tali monumenti, accompagnata dalla lettura delle altrettanto retoriche epigrafi appostevi, mi dava conferma che il disegnatore aveva visto abbastanza giusto.
Al di là delle considerazioni estetiche indotte dagli esiti della statuaria e dell'architettura finalizzate alle conformazioni figurative di quei monumenti, sono tuttora principalmente attratto e interessato dall'aspetto di 'costume' manifestatesi e diffusosi in concomitanza della scelta di significato da assegnare a tali conformazioni; 'costume' puntualmente riscontrabile nei modi e nelle quantità di esternazione (meno nella qualità) con cui si provvide ad onorare i Caduti in guerra; esternazione che, in carenza di un'opportuna riflessione critica, si inverò nelle pubbliche piazze consegnando a idoli di marmo e di bronzo, in atteggiamenti spesso artificiosi, il ricordo dei troppi soldati morti in quella guerra coronata da una Vittoria immediatamente tradita da politicanti insipienti intervenuti al 'tavolo della Pace'.

Mi è sembrato prioritario, constatando le tante sintomatiche evidenze, esaminare e quindi identificare nel monumento ai Caduti questo precipuo aspetto di 'costume'; analizzare cioè il connotato di una particolare immagine dell'Italia di allora, caratterizzata di provincialismo, che per scacciare le frustrazioni di attese inappagate, si mostrò propensa a ripiegare su un mistificante autocelebrazionismo nazionalistico, e anche incline ad affidarsi alla galvanizzante ma rischiosa amplificazione dell'eroismo preso a modello di comportamento esistenziale.
Forse fu anche il senso di colpa per non essere riusciti a garantire taluni degli obiettivi per i quali i soldati si sacrificarono, a indurre istituzioni e politicanti ad assumersi il com-pito 'riparatore' del patrocinio dei monumenti da innalzare per la commemorazione dei Caduti in guerra.
Senoché più del doveroso e austero 'ricordò, trionfò - per retaggio di italico 'costume' - la 'retorica', il simbolismo esagerato, rispondenti, in termini comunicativi, anche alle…

Mi è sembrato prioritario, constatando le tante sintomatiche evidenze, esaminare e quindi identificare nel monumento ai Caduti questo precipuo aspetto di 'costume'; analizzare cioè il connotato di una particolare immagine dell'Italia di allora, caratterizzata di provincialismo, che per scacciare le frustrazioni di attese inappagate, si mostrò propensa a ripiegare su un mistificante autocelebrazionismo nazionalistico, e anche incline ad affidarsi alla galvanizzante ma rischiosa amplificazione dell'eroismo preso a modello di comportamento esistenziale.
Forse fu anche il senso di colpa per non essere riusciti a garantire taluni degli obiettivi per i quali i soldati si sacrificarono, a indurre istituzioni e politicanti ad assumersi il com-pito 'riparatore' del patrocinio dei monumenti da innalzare per la commemorazione dei Caduti in guerra.
Senoché più del doveroso e austero 'ricordò, trionfò - per retaggio di italico 'costume' - la 'retorica', il simbolismo esagerato, rispondenti, in termini comunicativi, anche alle…