La gola

Anno/Year 2019
68 pagine/pages
36 illustrazioni/illustrations.
12x19 cm.
ISBN 978-88-3384-038-3
€8.80



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Altre pubblicazioni di Vinicio Serino
L’umanità a tavola
Il Mediterraneo
Le sette sataniche fra mito e realtà
Le pandemie
Antropologia delle forme simboliche
Condizione umana e origine della socialità
Natura, femminino e antiche culture mediterranee
Breve storia antropologica sulle origini della medicina
I sette peccati capitali
Jung e l’archetipo della Grande Madre
Cupole nel tempo e nello spazio
Altre pubblicazioni di Irene Battaglini
I sette peccati capitali
Jung e l’archetipo della Grande Madre

Vinicio Serino
Irene Battaglini

La gola
Percorso psicoantropologico

Serie I sette peccati capitali

Ad oggi la gola, come espressione di picchi e valli del consumo di alimenti, può assumere la connotazione di un disturbo del comportamento, e non più solo quella del peccato capitale.
La bulimia e l’anoressia, due facce della stessa medaglia, sono entrambe patologie gravi sempre più diffuse tra gli adolescenti e i giovani adulti.
L’adozione di pratiche ossessive ed inconsulte, come le abbuffate e i comportamenti compensatori, accosterebbero la bulimia alla tossicomania, al bisogno impellente di trovare un rimedio ad un vuoto non altrimenti gestibile né tantomeno mentalizzabile. È questo il dettame del vissuto tossicomane: un’interruzione, una lacerazione dentro.
Un buco da riempire in assenza di uno scopo e che fornisca, nella gioia drogastica dell’atto, il significato di un tempo ormai perduto.
“Assieme alla lussuria” dice Cesare Marchi, “la gola è il vizio più confessabile. Nessuno si vanterà pubblicamente di essere invidioso, avaro, tracotante, iracondo, negligente. Ma nessuno si vergognerà di dire che va matto per le profiteroles”.

Il “peccato” di gola è il peccato della sensualità che si affranca della vergogna identitaria del “peccato” di lussuria. Se la lussuria è legata inestricabilmente al godimento sessuale e genitale, ed è negata al mondo poiché è – idealmente – protetta dal silenzio degli amanti segreti, o del solitario avventore di postriboli variamente virtuali, the Sin of Gluttony è certamente il peccato più vicino alla parola, alla vista, all’olfatto, ai sensi del volto, alla bocca, alle labbra, alla lingua, ai denti, al palato: ma è anche ragione di un fare condiviso, di una tradizione domenicale, di un banchettare ritualistico. E chi vi soggiace è, molto spesso, non un volgare abbuffatore ma un uomo alla ricerca della perfetta armonia del gusto, che è il senso più vicino al dire, perché è la parola delle cose. E di tutte le cose inanimate del mondo, il cibo ha parola propria, ha un suo dire, può dire. Può dire di noi, può dire a noi dell’altro. Un linguaggio capace di svelare molti lati oscuri, non sempre raccomandabili …
In un celebre passo del Vangelo di Matteo il cibo è utilizzato come pretesto per rappresentare il peccato. È la vicenda del Cristo tentato da Satana dopo aver digiunato per quaranta giorni e quaranta notti nel deserto. Il tentatore agisce proprio contando sulla fame di Gesù. Dopo le rinunce del deserto dovrebbe essere “abbordabile” e quindi facilmente indotto a saziare il proprio corpo prostrato. “Se sei Figlio di Dio, di’ che questi sassi diventino pane”. È la prima delle tre tentazioni alla quale Cristo risponde con la celebre frase entrata nei modi di dire per rappresentare le aspirazioni “alte” dell’Uomo: “Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Matteo 4,4).






Vinicio Serino, antropologo, socio della Società Italiana di Antropologia ed Etnologia, dall’anno accademico 1992-1993 insegna discipline appartenenti all’area delle scienze umane e sociali presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Siena. è docente di antropologia presso la Scuola di Psicoterapia Erich Fromm di Prato, Scuola abilitata dal M.I.U.R. alla istituzione di corsi di specializzazione in psicoterapia. Nel corso degli anni accademici 2017-2018 e 2018-2019, ha tenuto corsi di “Antropologia delle forme simboliche” presso l’Accademia di Belle Arti di Roma.
Dall’anno 2008 programma ed organizza corsi di formazione professionale per conto delle aziende sanitarie della Toscana su tematiche socio-antropologiche relative al rapporto Uomo/salute. è autore di oltre ottanta pubblicazioni a stampa. Conduce attività di analisi, studio e ricerca intorno al rapporto Uomo, corpo, salute; alle diverse funzioni cognitive umane, e segnatamente alle capacità intuitive; ai meccanismi, culturali e neuro-biologici che presiedono alla formazione simbolica. è stato Vice Presidente della Fondazione Sistema Toscana, ente di comunicazione multimediale integrata per la promozione e lo sviluppo del territorio toscano.

 


Irene Battaglini (1969), pittrice, saggista e docente di Psicologia dell’arte, è direttore della Scuola di Psicoterapia Erich Fromm di Prato riconosciuta dal Miur, di cui è socio fondatore e coordinatore e dove insegna Psicologia dell’Arte; Arte e Psicoanalisi; Il linguaggio immaginale e il linguaggio onirico; Epochè, la sospensione del giudizio nel colloquio psicodinamico. è docente di Antropologia e Psicoanalisi con V. Serino e di Letteratura e Psicoanalisi con A. Galgano. È chairman dell’Italian Branch della World Association for Dynamic Psychiatry (WADP) e ha coordinato il 17° Congresso Mondiale di Psichiatria Dinamica di WADP (Firenze 2017). È fondatore e direttore di «Frontiera_di_pagine_magazine_on_line». è membro del comitato scientifico della collana “L’immaginale” per Aracne, per la quale ha pubblicato assieme a A. Galgano i due volumi Frontiera di Pagine (2013, 2017) e Il Corpo-Sudario. Psicologia della transizione dalla tela alla performance nell’arte contemporanea (2015). Ha curato nel 2012 per Aracne, Psicodinamica del Sé e delle Relazioni Interpersonali. Personali di pittura: Re-visioni (2003), Ri-generazioni (2007), con A. Galgano Radici di Fiume (2013) e Downtown (2015).