Allegorie e meraviglie nei giardini dOriente

Anno/Year 2010
120 pagine/pages
147 illustrazioni/illustrations.
14x21 cm.
ISBN 9788897080084
€14.00



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Paola Maresca

Allegorie e meraviglie nei giardini d’Oriente

 I giardini orientali pur nella molteplicità delle diverse tradizioni culturali presentavano alcune caratteristiche comuni. Un elemento ricorrente ed immancabile erano le acque che s’innalzavano giocose da mille fontane come cangiante sfondo alla deflagrante bellezza della vegetazione nei giardini arabi e persiani, scorrevano in canali a segnare l’orditura geometrica di quelli indiani o si raccoglievano in amabili vasche su cui si specchiavano fioriti rami di alberi nei paesi del sol levante, invitando l’animo alla serena contemplazione. Nei giardini islamici, dove l’armonia della composizione rimanda ancora al paradiso descritto nel Corano, si respira l’aria del pensiero sufi, contraddistinto da un ampia letteratura che inneggia alla bellezza della natura. Mentre grotte e montagne, allegorie di un percorso simbolico che affondano le proprie radici nell’alchemica trasformazione praticata dai saggi taoisti, contraddistinguono come eleganti citazioni i giardini cinesi e giapponesi, dove alla profondità del pensiero fa riscontro la sobrietà della realizzazione. Più dense di evocazioni appaiono le pitture di genere le cosiddette pitture di paesaggi cinesi, a cui i giardini si ispirano nella loro composizione, dove eleganti tratti tracciano aguzze montagne in cui si aprono oscuri antri sul cui sfondo si muovono figure di saggi alla ricerca dell’illuminazione. Variopinti fiori e specie rare di piante gremiscono i giardini spandendo soavi profumi. La sapienza dei fiori in Giappone, nata assieme al giardino del tè, assumerà poi la rilevanza di una vera e propria pratica filosofica e una scienza segreta trasmessa dal maestro ai suoi adepti.

 

Introduzione

 

L’Oriente ha sempre esercitato agli occhi del mondo occidentale un sottile fascino come luogo di meraviglie e culla di antichi miti. Secondo la Bibbia il Paradiso della Genesi era collocato verso Oriente al di là del luogo da cui si dipartono quattro fiumi, nelle terre che si distendono tra il Tigri e l’Eufrate. A questa prima teoria fece seguito nel corso dei secoli un susseguirsi ed un alternarsi di ipotesi corredate, in taluni casi, anche da immaginarie cartografie come quella del veneziano Giovanni Leardo, che nel 1442 trascrisse accuratamente su una mappa il giardino edenico, collocandolo proprio al limite del mondo conosciuto, ovvero a est oltre l’India, in una regione all’estremo limite della terra bagnata dall’oceano che si credeva circondasse la terra. Anche la stessa tipologia del giardino venne ad assumere connotati diversi rispecchiando il pensiero del tempo. Nel Medioevo l’utopico luogo si immaginava circondato da alte muraglie che lo proteggevano e dalle quali, come una sorta di cittadella fortificata, spuntavano torri aguzze e signorili palazzi. Ma pur nella diversità delle interpretazioni il Paradiso era comunque sempre immaginato ad Oriente, in un territorio imprecisato di volta in volta individuato in India, in Cina, in Siria, in Persia, a Babilonia, in Arabia o in Palestina. Occorre infatti notare che fino a tutto il XVIII secolo si indicavano con Oriente i territori attualmente designati sia come Medio che come Estremo Oriente, com4 prendendovi peraltro anche la Grecia. “San Basilio Magno – osserva Arturo Graf 1– dice che i cristiani pregano volti ad Oriente, quasi cercando la patria perduta; Jesujabo, vescovo nestoriano di Nisibi nel secolo XII, reca, come argomento della superiorità dell’Oriente sull’Occidente, il fatto che il Paradiso terrestre è appunto ad Oriente”. Se, come è noto, l’immagine del Paradiso terrestre con i suoi quattro fiumi e la stessa forma quadrata è permeata di significati allegorici e sembra alludere al simbolismo dei quattro elementi, questo sottile filo sapienziale traspare in filigrana anche nei giardini dell’antico Oriente. A cominciare proprio da un altro topos che ha goduto se non di uguale ma di grande fortuna critica ovvero i giardini pensili di Babilonia, una delle sette meraviglie del mondo, attribuiti alla regina Semiramide. Il disegno dei giardini, rinomati per la ingegnosità della realizzazione e la decantata bellezza della vegetazione, era caratterizzato da un preciso programma simbolico. Infatti in ciascuna aiuola, consacrata ad un specifico pianeta o ad una costellazione, erano collocate le rispettive piante affini in modo da poter riceverne al meglio le influenze celesti. In sostanza una sorta di rispecchiarsi del macrocosmo nel microcosmo secondo i canoni della magia simpatica e della antica teoria delle segnature. Sostanzialmente i giardini orientali pur nella molteplicità delle diverse tradizioni culturali presentavano alcune caratteristiche comuni. Un elemento ricorrente ed immancabile erano le acque che s’innalzavano giocose da mille fontane come cangiante sfondo alla deflagrante bellezza della vegetazione nei giardini arabi e persiani, scorrevano in canali a segnare l’orditura geometrica di quelli indiani o si raccoglievano in amabili vasche su cui si specchiavano fioriti rami di alberi nei paesi del sol levante, invitando l’animo alla serena contemplazione. Nei giardini islamici, dove l’armonia della composizione rimanda ancora al paradiso descritto nel Corano, si respira l’aria del pensiero sufi, contraddistinto da un ampia letteratura che inneggia alla bellezza della natura. Mentre grotte e montagne, allegorie di un percorso simbolico che affondano le proprie radici nell’alchemica trasformazione praticata dai saggi taoisti, contraddistinguono come eleganti citazioni i giardini cinesi e giapponesi, dove alla profondità del pensiero fa riscontro la sobrietà della realizzazione. Più dense di evocazioni ap5 paiono le pitture di genere le cosiddette pitture di paesaggi cinesi, a cui i giardini si ispirano nella loro composizione, dove eleganti tratti tracciano aguzze montagne in cui si aprono oscuri antri sul cui sfondo si muovono figure di saggi alla ricerca dell’illuminazione. Variopinti fiori e specie rare di piante gremiscono i giardini spandendo soavi profumi. La sapienza dei fiori in Giappone, nata assieme al giardino del tè, assumerà poi la rilevanza di una vera e propria pratica filosofica e una scienza segreta trasmessa dal maestro ai suoi adepti. Appaiono comunque evidenti alcune caratteristiche affini tra giardini occidentali ed orientali. Basti pensare appunto come nell’antichità orientale il culto degli alberi era associato a quello di una divinità femminile strettamente connessa ai grandi cicli della natura, una sorta di derivazione dal culto della Grande Madre, venerazione che caratterizzava tutte le popolazioni che si affacciavano sul Mediterraneo. La stretta connessione tra femminile e vegetazione sembra essere confermata da un antico mito sumero quello della dea Inanna-Ishtar, Regina del cielo e della Terra, e del suo sacro giardino dove Inanna pianta con le stesse sue mani l’albero huluppu, una sorta di albero della vita generato dall’unione tra il Signore delle acque e la Regina d’oltretomba. Anche nell’antico Egitto sono numerose le raffigurazioni di donne-albero dispensatrici di acqua e cibo per i morti. “La Dea come albero che alimenta le anime – osserva Erich Neumann2 – è una figura centrale dell’Egitto. Al carattere materno dell’albero appartiene non solo il nutrire, ma anche generare, esso genera ad esempio il sole”. E ancora nel pantheon cinese insieme agli otto Immortali figura la Regina madre d’Occidente, detta anche la Regina del Mare dell’Ovest, dea della fecondità e custode dei frutti dell’immortalità. Dagli alberi la sacralità si estese poi a tutta la vegetazione, che assunse un ruolo significativo nella composizione del giardino. Diversi sono nel mondo orientale i simbolismi attribuiti a fiori, piante ed alberi, ma anche in questo caso appaiono alcuni stretti legami col mondo occidentale, pensiamo al gelsomino, che profumava i giardini persiani, divenuto in Occidente l’emblema della setta iniziatica dei “Fedeli d’Amore” e che fa pensare anche ad uno scambio di conoscenze sapienziali trasmesso attraverso i cavalieri templari venuti contatto con il sufismo durante le Crociate in Terrasanta.6 Il mondo Occidentale, venuto a conoscenza attraverso racconti o resoconti di viaggiatori delle meraviglie dell’Oriente, ne rimarrà totalmente affascinato. Una copiosa letteratura ne celebrerà con fantasia gesta e personaggi reali ed immaginari. Mentre nel campo artistico si copieranno oggetti e manufatti di varia natura, che daranno vita ad una nuova moda dal campo dell’arredamento a quello dell’abbigliamento. I giardini saranno ancora un ricco campo di sperimentazione, dove il gusto orientale si fonderà con quello romantico nel realizzare i cosiddetti giardini anglo-cinesi. Ma assieme al gusto della cineserie si diffonderà quello per il neo-egizio come portatore di valori simbolici, e, ancora nei giardini segnati da piramidi e sorvegliati da enigmatiche sfingi, si ritaglieranno sentieri iniziatici dalle segrete valenze simboliche.

 

 






Paola Maresca, architetto è nata a Firenze dove vive e lavora. Entrando nella redazione della rivista Psicon, diretta da Eugenio Battisti sviluppa il suo interesse per il simbolismo nell’architettura. È autrice di numerosi saggi su libri tra i quali: Lo Stanzino del Principe in Palazzo Vecchio (1980), Firenze. La cultura dell’utile(1984), Alla scoperta della Toscana lorenese. Architettura e bonifiche (1984), La fortuna degli Etruschi (1985), Il giardino romantico (1986), Il concerto di statue (1986), Gli Orti di Parnaso (1989) e articoli su riviste specializzate quali Psicon e Arte dei Giardini. Storia e Restauro. Da alcuni anni in funzione del compito istituzionale del proprio Ufficio si occupa di beni culturali partecipando anche a convegni in Italia e all’estero su questo tema. Ha pubblicato “Boschi sacri e giardini incantati”(1997), “Giardini incantati, boschi sacri e architetture magiche” (2004), “Giardini, mode e architetture insolite”(2005), “Giardini, donne e architetture”(2006), “Giardini simbolici e piante magiche”(2007), Simboli e segreti nei giardini di Firenze (2008) e Orti e piante magiche (2009). Dirige inoltre i Quaderni “Giardino e Architettura”.